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    October 20

    Controfigura

    Ore 15.15 di venerdì 20 Ottobre... ho appena finito di pranzare e ora sto qui, a scrivere il mio space visto che è da tanto che non lo faccio. Prima ci scrivevo anche le cose più assurde. Quelle più stupide. Ultimamente invece sembra che debbano per forza esserci dei validi motivi, o delle ragioni profonde, senza le quali non ha senso scrivere. Ma non è così. Mi ha sempre fatto bene scrivere, e a momenti scordavo anche che è la cosa che adoro di più fare. Mi concede di allontanarmi un pò da tutto e tutti e dedicarmi completamente a me stesso. E' una delle poche cose che mi permette ancora di farlo. Certo è che la mia vita ultimamente non sta vivendo ai vertici della felicità e che quindi non ho tanto da scrivere. Da un pò di tempo a questa parte, non mi sento più il protagonista della mia storia. Sono quasi una controfigura, che ogni tanto appare, fa la sua scena, e scompare nel nulla, spesso senza nemmeno essere vista. Eppure siamo già a fine Ottobre. Non ci credo. Volano i giorni e da mercoledì 18 (giorno del mio onomastico...) posso dire anche che sia ufficialmente arrivato l'inverno: se non altro per il gelo di questi giorni ed il raffreddore che, puntuale, non poteva mancare. Domani starò a casa, non mi va di andare a scuola, ho un paio di cose da sbrigarmi: domenica è il compleanno di Simone e poi stasera vorrei andare al cinema a vedere World Trade Center, quindi per oggi Foscolo può andare a farsi benedire (per non essere volgari...)


    Spero solo che volino presto anche questi ultimi giorni perchè il 31 partirò a Roma. Si, mi concedo una pausa di 3 giorni con Simone. Non vedo l'ora. Mi ci voleva. Stacco un attimo la spina e mi dedico un pò a me stesso. Così potrò vedere anche l'Università che mi aspetta l'anno prossimo, giusto Andrè? E non è la sola... Comunque, a parte questo, vivo i miei giorni nella più completa e anonima monotonia e diciamo che mi sono un pò stancato. Cosa voglio di più dalla vita? A peggiorare il tutto c'è anche questo raffreddore... Vabbè và scappo... è meglio...

    October 06

    In cerca del presente

     

     
     
    Ottobre, oggi è arrivato ottobre col suo cappotto nero e piove sulle finestre dove milioni di persone sole vanno avanti e indietro, in cerca del presente cercando una risposta a questo cielo a specchio... eh già siamo ad ottobre, anzi, è trascorsa la prima settimana e sono sicuro che in men che non si dica arriverà presto anche Natale. Ieri pensavo proprio a questo. Al cambiamento continuo che mi assale, mi divora, mi distrugge. Pensavo anche che questo sarà l'ultimo Natale che trascorrerò in questa casa perchè in primavera ci trasferiremo nella nuova. Sto male solo a pensarci. Ho vissuto alcuni tra i momenti più belli in queste mura, assieme a quelli brutti certo, ma che comunque fanno e restano parte di me, e di ben 8 anni della mia esistenza. Mi affligge la malinconia, la tristezza, la rabbia di chi ha già cambiato una volta e si è ricostruito tutto dall'inizio, pian piano, da solo. Com'è possibile che dopo tutti questi anni mi ritrovi nuovamente sul punto di partenza? Ed intendo "partenza" in tutti i sensi. Cambio vita, cambio casa, ma più di tutto abbandono la mia adorata camera, luogo di rifugio e introspezione personale. E ci starò male, questo già lo so. Se non altro per tutte quelle gionate passate rinchiuso, davanti alla tv, a guardare Dawson's Creek, o per tutte le volte che sdraiato sul letto fissavo il soffitto, ascoltando la mia musica e contemplando tutte le seghe mentali che solo io posso farmi... "Che ne sarà di me?" e poi le risate, ma soprattutto i pianti... perchè lì, infondo, non mi vedeva mai nessuno.
     
    Poi però penso che sia inutile. Credo che in un modo o nell'altro avrei abbandonato tutto comunque. A Ottobre infatti, se tutto va bene, inizio l'Università, quindi mi sa che non sarebbe cambiato molto. Certo, una volta tornato avrei avuto lì le mie cose, i ricordi di una vita, che mi hanno segnato, fatto crescere, ma forse è meglio dare un taglio. Un taglio col passato... è questo di cui ho bisogno? Non so se sia la cosa migliore, so solo che lasciare Nardò, la città che per anni e anni ho odiato con tutto me stesso, ora mi fa paura. Mi fa paura lasciare coloro che hanno significato qualcosa per me, coloro che mi hanno fatto crescere, sbagliare e imparare giorno per giorno. E' questo che mi fa paura. Ed è anche questa la cosa che mi mancherà di più. E' inutile prendersi in giro, perchè so già come andrà a finire. Vorrei tanto crederci, vorrei essere il primo a poter dire: "Hei, ma guarda che la nostra amicizia sarà sempre la stessa..."  Magari fosse vero. Non dubito che i contatti con le persone a cui tengo ci saranno anche a distanza, ma non è questo che voglio. Non sono i messaggini o le telefonate per sentirsi ogni giorno, che poi pian piano diventano una volta ogni tanto, fino a sentirsi solo per le feste o per gli auguri. E dopo un pò nemmeno quelli... NO NO NO NO NO NO NO NO!!! Non è questo che voglio... non è tornare a casa ogni due mesi e far finta che tutto sia uguale, che non sia trascorso del tempo e che tutto sia rimasto come prima... NO NO NO NO NO NO NO NO!!! Non è questo che voglio...
     
    Il tempo cambia le cose, questa forse è l'unica cosa che ho imparato da me stesso. Come le cambia lui infondo non le cambia nessuno, e spesso è la cura migliore. Ma è anche l'anestetico mortale che col passare ti porta a perdere tanto, tutto... è sul voltare di questa nuova pagina quindi che scrivo queste righe. Le righe di un capitolo arrivato ormai al suo epilogo, dopo il quale niente sarà più come prima. 
     
    Magari tra un anno rileggerò quest'intervento, quando sarò all'Università con la mia nuova vita e con tanti nuovi amici... e ripenserò alle seghe mentali che mi facevo un anno prima, quando tutto sembrava così complicato, così difficile. Ma la verità è che non so come andrà a finire. Cosa mi aspetta. Spero riesca almeno a competere con questi anni trascorsi qui, accanto ai miei amici, perchè solo in questo modo riuscirò ad essere quello di sempre e a non rimpiangere i giorni passati.
    October 01

    1 Ottobre 2005

    E' trascorso un anno da quella tragica sera, una serata che non scorderò mai... Sono le 21:00 circa, è Sabato 1 Ottobre 2005. Oggi Matteo ha decimi di febbre: decidiamo di andare tutti a casa sua per non lasciarlo da solo. Passo con Mario da Simone e con gli scooter ce ne andiamo insieme, a mare. Come sempre, davanti ci sono io, mentre Simone mi sta dietro. All'improvviso però una macchina mi taglia la strada e    blackout    mi risveglio in ospedale tra le urla ed i pianti di parenti e amici che riempiono la sala. L'impatto è avvenuto frontalmente, ho sbattuto la testa, sono caduto a terra e sono svenuto. Simone è stato il primo a soccorrermi. Sono privo di sensi, non parlo, non mi muovo. E' il panico. La gente che si trova a passare cerca di aiutarmi in tutti i modi possibili, mi portano una coperta, dell'acqua. Quando arrivano i soccorsi io sono ancora privo di sensi. All'ospedale riscontrano una macchia a livello celebrale, non si capisce cosa sia, in più ho un trauma facciale, la scapola destra distrutta e mezzi denti rotti. Sono sveglio ora, ma non capisco ancora cosa mi sia successo. Sento solo dolore. Tanto dolore. Dappertutto. Sono steso su di un lettino, ho una flebo al braccio. Sono in pronto soccorso, ma come ci sono finito? Che mi sta succedendo? Vedo entrare tanta gente, soprattutto molti dei miei amici con le lacrime agli occhi. Sono spaventato. I dottori cercano di tranquillizzarmi ma è inutile: "Hai avuto un incidente, però ora non devi preoccuparti!". Fuori c'è mia madre. Sento le sue urla, sento che piange. Vorrei solo potermi alzare e andare ad abbracciarla forte forte per dirle: "Mamma, non ti preoccupare, non è nulla..." ma non ci riesco!!! Sento solo dolore. Tanto dolore. Vorrei chiudere gli occhi, vorrei potermi addormentare, vorrei poter non pensarci perchè mi sembra un incubo, ma sia i dottori che gli infermieri mi impediscono di farlo. Devo rimanere necessariamente sveglio. Passa poco tempo e mi ritrovo di nuovo in ambulanza. Destinazione? Ospedale di Lecce. C'è la possibilità che si tratti di un emorragia interna, che del sangue mi sia rimasto in testa.

    Fortunatamente le analisi risultano negative. Me la cavo con un busto che mi opprime metà corpo per un mese intero, 3 punti sotto il mento e la successiva ed estenuante fisioterapia facciale assieme a tutta la ricostruzione dentale.

    Ancor oggi non ricordo la dinamica dell'incidente. Mi è stato tutto raccontato da chi ha vissuto in prima persona l'accaduto. I medici dicono che un giorno riusciò a ricordare tutto, ma ne dubito. E' come se fosse stato cancellato dalla mente un pezzo della mia esistenza, come se non avessi mai vissuto quelle ore. Sembra ieri, ma oggi è trascorso un anno da quando, per un'ingiusta casualità, stavo per giocarmi la vita. La stessa che mi ha portato via una persona troppo cara. Certo è che se non avessi avuto il casco a proteggermi oggi non sarei qui... e che in un modo o nell'altro mi è stata data un'altra possibilità. Sono felicissimo per questo e mi ritengo fortunato. Credo che esperienze così infondo non ti cambino la vita, ma ti aiutino ad apprezzarla e a gustarne meglio attimo per attimo...