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October 30 La febbreNote malinconiche. Che con niente ti riportan dietro. E ti manca. Ti manca svegliarti la mattina e non aver freddo. Non preoccuparti del letto. Non aspettare nessuno. Ti manca quel buongiorno stentato. Il: "Mi raccomando!" prima di uscire. "A che ora finisci?". Ti manca non aver scuola a due passi da casa. No metro, treni, bus. Uscire e trovare il piatto in tavola. No file in mensa. No tesserini, casse, bagni pubblici. Ti manca non trovar casa pulita. I vestiti lavati e stirati. Il tuo spazio vitale. Disney Channel in salone. Il frigo sempre pieno. L'affetto di chi sai che ti vuol bene senza limiti. Le piccole cose che rendono la vita meravigliosa. Ti manca e lo sai. Ma sai anche che tornare indietro equivale a rinunciare alla vita. Alla tua scomessa. Quindi digrigni i denti e vai avanti. I nodi alla gola col tempo passano. E tutto attutisce. Tempo verrà in cui con esultanza saluterai te stesso arrivato alla tua porta, nel tuo proprio specchio, e ognuno sorriderà al benvenuto dell'altro e dirà: "Siedi qui, mangia, amerai di nuovo lo straniero che era il tuo io". Offri vino, offri pane, rendi il cuore a te stesso, allo straniero che ti avrà amato per tutta la tua vita, che hai ignorato per un altro e che ti sa a memoria. Dallo scaffale tira giù le lettere d'amore e le fotografie, le note disperate. Sbuccia via dallo specchio la tua immagine... Ti voglio beneUna è troppo poco, due sono tante, quante principesse nel castello mi hai nascosto, ti voglio bene, te lo dicevo anche se non spesso, ti voglio bene, me ne accorgevo prima più di adesso. Tre sono poche, quattro sono troppe, quante quelle cose che hai rinchiuso nel castello e ancora, ti voglio bene, e nonostante tutte le attenzioni ti voglio bene, dall’altro ieri invece da domani non lo so. Vorrei ringraziarti vorrei stringerti alla gola, sono quello che ascoltavi, quello che sempre consola, sono quello che chiamavi se piangevi ogni sera, sono quello che un po’ odi e che ora un po’ ti fa paura. Vorrei ricordarti che ti son stato vicino, anche quella sera quando ti sentivi strano. E ho sopportato però adesso non rivoglio indietro niente perché ormai secondo te ho tutto quello che mi serve. Un applauso forte sotto le mie note. Una copertina ed anche un video forte. Fidanzate tante quante se piovesse, anche se poi le paure son le stesse. Ora che ho sempre tantissimo da fare, dici che non ho più tempo per parlare, ma se solo bisbigliando te lo chiedo, tu sarcastico ti tiri sempre indietro e quindi una è troppo poco, due sono tante, quante principesse nel castello mi hai nascosto, ti voglio bene, te lo dicevo anche se non spesso, ti voglio bene, me ne accorgevo prima più di adesso. Tre sono poche, quattro sono troppe, quante quelle cose che hai rinchiuso nel castello e ancora ti voglio bene, e nonostante tutte le attenzioni ti voglio bene, dall’altro ieri invece da domani non lo so. Un altro viaggio e poco tempo per decidere, chi ha caldo a volte non si fermerebbe mai, è troppo presto per ricominciare a ridere, sicuramente il momento arriverà. Sono passati lentamente venti giorni, sono trascorsi rimpiangendo i miei sogni, e in quanto a te so solo che se ti vedessi, sarei più stronzo di ciò che ti aspettassi. È terminata l’amicizia da due ore, ho seppellito l’incoscienza del mio cuore, in 4/4 ti racconto disilluso e non contento, l’allegria e la magia che hai rovinato. Ti ho visto camminare mezzo metro sopra al suolo, dire in giro “sono amico di Tiziano” e rassicurarmi di starmi vicino, poi chiacchierare al telefono da solo. Dietro l’ombra di sorrisi e gesti accorti sono passati faticando i nostri giorni e per quanto non sopporti più il tuo odore, mi fa male dedicarti il mio rancore e quindi, una è troppo poco, due sono tante, quante principesse nel castello mi hai nascosto, ti voglio bene, te lo dicevo anche se non spesso, ti voglio bene, me ne accorgevo prima più di adesso. Tre sono poche, quattro sono troppe, quante quelle cose che hai rinchiuso nel castello e ancora, ti voglio bene, e nonostante tutte le attenzioni ti voglio bene, dall’altro ieri invece da domani non lo so. E’ che ti sono debitore di emozioni, è che al mondo non ci sono solo buoni, magari questo lo sapevo ma è diverso, viverlo sulla tua pelle come ho fatto io con te. E fu Latina a farci unire e poi pagare, una canzone può anche non parlar d’amore, e ancora con tutto il cuore te lo dico anche se da due settimane non sei più mio amico... October 21 Via Calvairate
Scrivo dal treno e non so quando pubblicherò questa pagina. Finalmente ho una casa. Non un collegio. Bensì un appartamento in via Calvairate… a pochi minuti dal centro di Milano. Cucina, bagno, camera da letto e giardino. Ancora non ci credo. Ah, oggi ho comprato una lampada da terra duderö by ikea che renderà l’ambiente molto più soft e un tappeto. Necessitano ora tende e vari accessories. Weekend a Turin con la mia brungi ed il mio Mika!!! Venerdì 19 Madza Palace da sogno. 12 ore di attesa per vedermelo in primissima fila centrale. Ad un metro da me. Relax take it easy. Grace Kelly. My interpretation. Da morire. Concerto fantastico, non meno la scenografia. Palloncini colorati in aria e una pioggia di coriandoli spettacolare. Un carnevale. Mika mi guardò spesso e infine decisi di scrivergli una lettera che lui accettò con piacere. Prima con un cenno di occhi mentre intonava Billy Brown, e poi con l’uscita trionfale e la sua mano tesa verso di me per cogliere quel fazzoletto di carta che stringevo tra le mani. Gli ho scritto che sono un suo fan. Che è un grande. E che lo amo!!! In basso il mio indirizzo perché ora aspetto l’autografo. Che goduria vederlo chinarsi solo per me. Ricevendo odio e bestemmie da chi mi era accanto illuso di essere cagato haha. In paradiso. Bruna ci mette due ore per rianimarmi e farmi tornare nel mondo dei comuni mortali. A fine concerto ho la sua scaletta dei brani con tanto di impronta di scarpe by Mika. Un asciugamano by batterista sudato yelle e due poster. Corro al ritmo di questi giorni. Frenetico. Ma mi piace. Vorrei però ringraziare un po’ di persone senza le quali non so come avrei fatto ad iniziare. In primis Zia Dina che mi ha ospitato. Sopportato. Tenuto come un figlio. Grazie a Marco. A Tore, a Vincenzo (auguri per il centonove!!!) a Michele, Alice, Paolo, Ilaria, Luca, Alessandra, Sara, e ancora e ancora e ancora... escluso nessuno perché chi più, chi meno hanno lasciato tutti la loro impronta. Thanks.
Prof university versionSezione dedicata alle più belle perle dei prof sparate in aula universitaria.
October 12 Cercasi appartamentoVolano i giorni. Così le settimane. E più passa il tempo più mi rendo conto che venire a Milano sarà stata probabilmente una delle poche cose che ho azzeccato davvero in tutta la mia vita. Una di quelle scelte che non mi ha fatto mordere i gomiti come spesso mi è accaduto. Almeno per ora. Ed il bello è che non ho ancora una casa. Oddio, non affatto bello. Il collegio continua a temporeggiare e intanto cerco annunci di affitti ovunque. Oggi le mie ricerche mi condussero a parlare con un pedofilo. V-o-g-l-i-o m-o-r-i-r-e. Scarto case a priori ormai. Ha la linea internet? No? Ok grazie lo stesso. Dai... vivere in un appartamento senza internet è come dire: ti affitto una casa senza luce. Che senso ha? Lunedì comunque ne vedrò una che promette bene. Intanto iniziarono i seminari. Nel mio gruppo Paul, Luca e Cristian (senza H!) ed io porterò la nascita, l'evoluzione e la diffusione del formato mp3. Scelto da me ovviamente. Conobbi tanta gente e purtroppo ricordo soli pochissimi nomi. Scusate! "Ehi, ma noi ci siamo presentati?" haha. Lunedì 8 giornata da ricordare. Perfetta. Magari ogni settimana iniziasse così. E pian piano soffro sempre meno mentre vedo gente già distante allontanarsi. October 06 Prima settimanaE così terminò la prima settimana di university. Tra nuovi amici, nuovi prof, nuovi posti, orari, file eterne in segreteria, libretti universitari, tessere, pullman, treni, metro, mense. Che vita! Ma anche depressione, nostalgia e voglia di tornare a casa anche solo per ¼ d'ora. Giusto il tempo di abbracciare un pò di persone e poi tornare a questa vita. Perchè? Perchè mi piace. Mi piace alzarmi la mattina, salutare i miei zii e prendere il pullman delle 7:40 per Monza. Arrivare in stazione e prendere il treno per Milano Greco Pirelli. Mi piace vedere Michele e Alice che son lì ad aspettarmi. Dare così inizio alla giornata. Quasi sempre con Psicologia della comunicazione. La nostra Realdon Olivia, prof davvero brava e simpaticissima: "Uffa! Non c'è mai niente da mangiare in casa!" ; (+) "Bè, potevi fare tu la spesa" = (+) "Il mio lavoro è più importante del tuo" (-) "Hai ragione" ; (-) (-) "Aveva ragione la mamma, ti dimentichi sempre!" hahahaha. Le prime ore ci passano sempre tra interazioni e concetti vari in cui alla fine scopri di non saper parlare. Anzi, comunicare. Poi Filosofia teoretica. Filosofia della filosofia. Linguistica col nostro Banfi: fonetica, fonologia, morfologia, sintassi. La Poli e le sue Teorie e tecniche dei nuovi media: internet, i sistemi di comunicazione ecc. ecc. E per finire Zoppis: Informatica. Il buco nero. L'unico corso che ci fa disperare. Almeno nel primo semestre dove dobbiamo fare i conti con gli algoritmi. Ma sarà solo un esame per fortuna. Nel secondo semestre tutti questi corsi non ci saranno più e ne avrò solo uno! Tradotto sarebbe solo due giorni alla settimana di università tà tà. October 01 Milany by Milany
Ore 6:55. Una voce dolce e angelica mi sveglia: "Azzate! A’ persu lu trenu!!!". Sono le 7:00, il mio treno partiva ed io ero ancora in mutande. Mai mettere la sveglia sul cellulare in modalità silenzioso. Il panico invade la casa. Mia madre è in crisi. Due ore dopo sono in stazione e per fortuna posso riutilizzare il mio biglietto. Ma arriverò tardi a Milano. E al posto di un euro star c’è un espresso sporco e maleodorante ad aspettarmi. Lo so… come inizio non è il massimo. Non sono partito col piede giusto ma spero di rifarmi presto. Così saluto Nardò, la mia ben amata ed onoraria città. Non senza lasciarmi dietro un po’ di malinconia. E salutando quelle persone che contano davvero per me. Quei posti che mi hanno visto crescere… sfrecciare sul mio Phantom F12 Malaguti. Piangere, ridere, scherzare… voglio portarmi dietro tutto questo senza dimenticare chi ha vissuto con me le esperienze che mi hanno fatto crescere, maturare. Ed arrivare fino a questo punto. E mi mancherà la mia famiglia. Le mie sorelline. (Mary fai la brava!). Mia nonna Maria… ti amo. Le risate isteriche di Ginzi senza respiro. Angelica. Matteo e tutto ciò che ci unisce. Mygregury. Mino ed il suo style. Muud e Beer. Pimpi. Iaia e le garzotte. Martina. Fede. La classe tutta. E come scordare gli ultimi arrivati… la mia Bacca, Ohu Sara? Lovely, lovely Sara… Andrea, caniatuma. Pierluigi. Mino. Milaneisis, Rà (andavamo a pesca insieme). Sto sicuramente scordando qualcuno ma tanto siete tutti nel mio cuore. Smielato e patetico. Ma lo sarete per sempre. Grazie a voi quindi per tutti i fantastici momenti che abbiamo vissuto insieme. A volte su un muretto di tufo o al Bar la Rosa… altre seduti su una panchina gelida alle villette. Per l’alba dopo le nottate in discoteca, i cornetti caldi e Tiziano Ferro in macchina. Per le giocate a carte aspettando il Natale. Grazie per i cinque anni al liceo e tutto ciò che c’è stato… non basterebbe un intervento. Per le estati trascorse insieme. Indimenticabili. Per i baci. Le carezze. Le parole. I gesti. Le attenzioni. Oggi primo giorno di Università. E ricorre anche un anniversario. Quello della mia morte. Precisamente due anni fa, 1 ottobre 2005, (clicca qui) rischiavo di perdere la vita in un incidente stradale. Da allora son cambiate un po’ di cose ed il processo che inevitabilmente ha preso vita da lì influenza ancora oggi la mia esistenza. Come del resto tutti gli eventi a catena che scaturiscono da azioni più o meno gravi e che spesso ti cambiano prospettiva… il modo di vedere la vita. A giusta distanza di due anni mi ritrovo a Milano, matricola in Comunicazione Interculturale e con l’ignoto davanti. Lo stesso buio che non avrà mai più luce nella mia mente nonostante i dottori mi confermino il contrario. Quel nastro che ad un punto si inceppa e salta. Pause. Rewind. Play. E ancora, e ancora e ancora… Chi l’avrebbe mai detto? |
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