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10月31日 Autumn in New York eighteen
Sveglia alle 8:30. Consegniamo le chiavi e con 10 dollari prendiamo un taxi per l’Empire State Building. Facciamo la fila per un'ora poi finalmente sganciamo 19 bigliettoni per salire fin sopra la cima. Assurdo. Prima dobbiamo passare dal ceck-in e con tutta la roba che abbiamo... cos’hai in valigia? Parfume, parfume, parfume... non pochi problemi. E con le Campbell’s Soups come la mettiamo? I love Warhol... poi finalmente un ascensore ci slitta su in paradiso al 86 piano con un panorama mozzafiato. Vediamo Manhattan per l’ultima volta e lo facciamo da una prospettiva diversa. Facciamo poi un giro nel supermercato proprio sotto l’Empire State dove ci riforniamo con burro d’arachidi e gli ultimi souvenirs. Un taxi ci porta fino a Penn Station e da lì un treno fino al JFK. Ad aiutarci una ragazza che ci offre la sua disponibilità anche se un pò insicura. Arriviamo in ogni modo in aeroporto dove però vogliono farmi pagare 50 dollari per gli 8 pound in più del mio bagaglio. Faccio finta di non capire ma sono costretto a svuotare la valigia. Biddi non ha nessun problema. Io indosso felpe, felponi e magliette. Cerco di alleggerirla il più possibile mentre divento pian piano un fagotto. I 2 pound in eccesso mi vengono abbonati e passiamo il ceck-in. Abbiamo il volo alle 17:20 e un’ora libera. Prendiamo qualcosa al Burger King dove regalo la mia spilla a Biddi. Qui sbagliano a darmi il resto e oltre a mangiare gratis mi regalano anche qualche dollaro in più. Niente male. Sorrido e ringrazio. Ci sediamo ai tavoli e lo scontrino mi inganna... leggo un 17:18 e con l’ora legale che era appena cambiata inizio a gridare convinto di aver perso l’aereo. Invece era solo il subtotale del nostro menu e... l’ora legale era cambiata solo in Italia. Passata la paura ci incamminiamo per l'imbarco. Abbiamo i posti finestrino stavolta 35 g e 35 f del volo 148. La traiettoria è diversa e ci impiegheremo 7 ore anziché 9 dell’andata ma con una piccola differenza... taglieremo dall’Oceano Atlantico con non poche turbolenze. Io riposo, Biddi no... Scrivere un diario di viaggio non è stato per niente facile. Ma tra mille complicazioni è uscito comunque fuori perchè era ciò che volevamo e ciò che in tutti i modi siamo riusciti a portare a termine. Insieme. Ciò che abbiamo vissuto, ciò che ci è stato regalato e ciò che abbiamo potuto vivere in pieno resterà qualcosa che ci porteremo dentro per sempre. Una New York magica, unica e coinvolgente che ha segnato un percorso già iniziato e ci ha fatto sognare come non avevamo mai fatto prima. Giorno per giorno. Tra i fumi dei tombini, i grattacieli, i topi della metro, gli yellow taxi onnipresenti, gli scenari mozzafiato, tra le gioie più grandi ed impensabili. La New York che tutti conoscono senza averci mai messo piede, raccontata nella letteratura e nel cinema americano. La New York che da oggi potremmo dire: "Guarda, li ci siamo stati, ci siamo passati anche noi!" E la stessa che in qualche modo ha avverato insieme il sogno di un ballerino approdato a Broadway e quello di un insano viaggiatore che da sempre sognava di andarci. Grazie Bi. Autumn in New York seventeenRisveglio nel nuovo ostello. Sono le 10:00. Prendiamo un pullman M1 per Central Park coi biglietti scaduti. Ci lasciano passare. Scendiamo all’altezza della 79th e ci immergiamo nel parco. A farci da cornice un’infinità di foglie rosse che cadono a terra formando un tappeto morbidissimo. Scoiattoli a tagliarci la strada ed un sole che illumina ogni sfumatura. Raccogliamo un pò di foglie da terra, facciamo un giro e finiamo vicino ad un lago. Poi Alice in Wonderland Sculpture e Turtle Pond. Salutiamo il Central Park e finiamo gli ultimi acquisti. Qui assistiamo ad una scena da film... l’arresto di una venditrice di dvd pirata. Questione di copyrights. No money! No money! Povera... e lo sbirro che la incastra con sorriso beffardo. Visitiamo un negozio indiano dove era impossibile muoversi. Prendiamo poi le ultime magliette. Da sbarro la sopresa di Jennifer che ci regala due peluches con su la scritta I love New York costruiti appositamente per noi nella fabbrica di peluches di fronte al ristorante. Restiamo senza parole. Accanto a noi una coppia di italiani a cui diamo qualche dritta, dove andare, come fare ecc. ecc. ormai siamo ottimi esperti. Concludiamo da Macy’s con la pioggia che non vuole saperne di smettere. Prendiamo un pullman alle 22:00 fino a casa e fuori piove a dirotto. L’ipod passa Dancing e Cade la Pioggia quando le gocce del parabrezza davanti a noi prendono consistenza. Ci scorrono davanti due settimane intense ed indimenticabili. Anche le lacrime scendono a fiumi. Siamo ormai arrivati alla fine. Arriviamo in ostello completamente bagnati. Infiliamo in valigia le ultime cose rimaste e festeggiamo col Piter Pan Party tra burro d’arachidi e gelatina assieme a Margarita e Karlotita, le due ragazze con noi in camera. Andiamo a letto e questa è la nostra ultima notte a New York.
Autumn in New York sixteenLa sveglia oggi non segue l’onda dei giorni precedenti e alle 7:30 siamo già in piedi. Facciamo colazione e ci confermano che dobbiamo lasciare il Jazz entro le 11. Logicamente abbiamo danza quindi salutiamo prima e andiamo a Broadway con tutti i bagagli. Oggi è l’ultima lezione di danza e Biddi termina con la coreografia di una straziante Dancing di Elisa proprio come la scena finale di A Time for Dancing. "La morte sarà l'unica cosa che mi farà smettere di danza anche solo nella mia testa... uno dei motivi per cui le cose ci mancano è perché abbiamo rimpianti... beh io non ne ho riguardo questa esperienza, ho vissuto tutto al massimo... fino alla fine. Mi manca, mi mancherà lo so, ma ho imparato molto anche dalle semplici persone che mi circondavano, dal loro coraggio, dalla loro passione... ed io credo che questo mi aiuterà a non rinunciare mai ai miei sogni, mi ricorderà che non devo mai smettere di crederci, perché se ci credi... tutto è possibile." Finiamo alla Steps, salutiamo e facciamo l’ultimo giro all’Urban Outfitters dove acquistiamo due paia di pantofole vintage. La nostra ricerca per gli ostelli di Manhattan è appena iniziata, ci va bene anche una topaia ma anche lì rispondono che è tutto esaurito. Perdiamo le speranze fino a quando ci dicono che è rimasto qualche posto in un ostello poco lontano da quello in cui eravamo prima, ad Harlem. Prendiamo un taxi e finalmente possiamo tirare un respiro di sollievo. Il nuovo ostello è il 5th Avenue Spot... migliore del precedente. Tutta un’altra storia. Prendiamo una camera da 6 dove ci sono due ragazze e due ragazzi. Lasciamo tutte le nostre cose e andiamo fuori a cena. Sbarro e spediamo finalmente le nostre cartoline. Alle 22:30 torniamo a casa, restiamo una mezzoretta in cucina per scrivere e poi andiamo a letto con i nuovi coinquilini. Autumn in New York fifteen
Sveglia tardi più che mai. E anche la metro ha un ritardo allucinante. Perdiamo le speranze, non saremo mai in tempo alla Steps per l’inizio della lezione. Ma King per fortuna non c’è al nostro arrivo. Oggi conosciamo Nina, un’amica di Cristina. Anche lei fa danza da anni e sembra davvero simpatica. Biddi prova a chiamare tre volte ma non risponde nessuno. Arriva la triste notizia che bisogna rimboccarsi le maniche e non chiedere aiuto a nessuno. Al Jazz on Lenox non ci sono più posti e abbiamo scoperte le notti che ci restano. Panico. Nel pomeriggio vediamo il Dakota Building sulla 72th strada vicino Central Park West dove l’8 dicembre 1980 John Lennon veniva assassinato e dove ancora oggi vive Yoko Ono. Una sensazione indescrivibile coronata nello Strawberry Fields dove c’è il monumento in suo onore e al centro la scritta Imagine. Subito dopo cambiamo scenari ma le emozioni restano comunque grandi. Visitiamo la Juilliard, la più importante scuola di danza esistente anche se ci negano l’accesso alle aule. Proseguiamo col Flatiron Building e l’American Ballet dove compriamo qualche gadgets. Anche qui non ci è concesso entrare se non prenotando un appuntamento. Andiamo via e ci intrufoliamo sulla 66th Street dove solo un malato come me può stoppare davanti a una casa semi anonima e fotografare il portone laccato nero col sorriso stampato negli occhi. Lì dove abitava Andy Warhol dal ’74 all’87. Precisamente fino al 22 febbraio 1987. Cioè il giorno in cui morì, e con lui morì la Factory. 20 anni fa. Immagino l’interno di questa casa bellissima, oggi abitata da una coppia di avvocati (immagino) facoltosi e famosi che con grande eleganza hanno applicato proprio di fianco all’entrata una targhetta ovale rosso mattone: "In questa casa ha vissuto Andy Warhol… dal 1974 al…". La leggo e la rileggo. Dentro, quella mattina del 22 febbraio di 20 anni fa, c’erano accatastate le sue opere. C’erano Campbell’s Soups negli armadietti della cucina, un sacco di crocefissi, parrucche di ogni bizzarra forma, scarpe consunte e sudicie di acrilici. Su quel palo, davanti casa, Warhol legava la sua bici. O taxi, o bicicletta, per muoversi. Oppure a piedi. Con sacchetti in mano pieni di qualsiasi cosa. Purchè inutile. Ma utile alla sua arte. Perchè tutto è arte. Biddi è allibito. Prendiamo un taxi ed è subito ora di cena. Da Sbarro logicamente. Jennifer ci aiuta nella nostra ricerca e riesce a trovare l’indirizzo di un ostello. A casa finiamo le valigie e partono subito i nodi alla gola. Finiamo le cartoline a andiamo a dormire. Autumn in New York fourteen
Sveglia. Danza. Io nel frattempo cerco un ufficio postale dove comprare i francobolli. Pomeriggio MoMa. Un museo che definire strepitoso è certamente riduttivo. Grandioso l’edificio, bella l’esposizione di sculture del giardino, incredibile il numero e la qualità delle opere pittoriche esposte: mi incanto davanti a Big campbell’s soup can, 19c di Andy Warhol ed alla sua Marilyn Monroe su sfondo dorato. Le Demoiselles d’Avignon di Picasso e alle opere di De Chirico, di Matisse, Cézanne. E poi ancora, Klimt, Kokoschka, Duchamp, Picabia, Kandinsky, Man Ray, le geometrie di Mondrian. Notiamo con stupore anche il nostro Munny di Paul Budnitz. Usciamo poi nel giardino a prendere una boccata d’aria in mezzo alle sculture di Henri Moore e Rodin. Facciamo infine una rapida puntata allo store di design. Sono le 5 del pomeriggio. Mangiamo un hot dog e cerchiamo poi di raggiungere l’American Ballet senza riuscirci. Ci fermiamo ad Union Square e facciamo un salto al Virgin Store. Da Sbarro finiamo di scrivere le ultime cartoline. Al ritorno a casa ci fermiamo in un supermercato e compriamo la gelatina al mirtillo per il burro d’arachidi e le fantastiche lattine Campbell's che acquisto subito. Autumn in New York thirteen
Oggi siamo davvero in ritardo. La sveglia suona ma non abbastanza. Come se non bastasse sbagliamo direzione e senza aspettare i 18 minuti per accedere alla metro scavalchiamo e la polizia ci ferma. Ci chiedono i documenti e fanno storie. Sembrano molto propensi a farcela pagare ma alla fine si raccomandano di non farlo mai più e ci fanno passare. Inutile dire che adesso siamo davvero in ritardo ma in tutti i modi riusciamo ad arrivare in tempo e si balla sulle note di Kate Nash - Mouthwash. Finita la lezione inizia la nostra corsa a casa. Abbiamo davvero poco tempo se non vogliamo rischiare di perdere anche oggi il traghetto. Arriviamo in tempo e ce la facciamo a prendere l’ultimo. Facciamo i biglietti, passiamo dal chek-in e salpiamo. Fuori il tempo è nuvolo e in mare c’è un vento assurdo. In testa abbiamo due coroncine verdi alias Statua della Libertà. Scattiamo parecchie foto la visuale dal mare è spettacolare. Scenario a metà tra The Perfect Storm e The Day After Tomorrow. Ci impieghiamo circa ¼ d’ora per arrivare ma lì ci dicono che non è più possibile salire in cima la Statua della Libertà... per sicurezza. Vabbè... ammiriamo comunque dal basso e il panorama mozzafiato. Alle spalle cala il sole e mentre le anatre prendono il volo la dea della Libertà ci saluta. Scendiamo per sbaglio a Brooklyn, poi risaliamo e ceniamo come consuetudine al nostro punto fisso. Oggi Jennifer ci offre due caffè e scattiamo una foto insieme. Torniamo a casa prima. Facciamo un po’ d’ordine in camera e mentre Biddi fa la barba io preparo un po’ di fette con burro d’arachidi acquistato la stessa mattina al Fairway. Scriviamo un po’ di cartoline e andiamo a letto. Autumn in New York twelveSveglia tardi oggi la stanchezza è tanta. Corriamo a Broadway ma Veldink è bloccato, c’è la strada chiusa e lezione inizia con mezzora di ritardo. Tornati a casa la barba ci toglie troppo tempo e l’ultimo traghetto per la Liberty Island salpa senza di noi. Che tristezza. A consolarci un hot dog a 1,50 $ insieme ai divertentissimi scoiattoli e agli immancabili vu cumprà. Fa freddo ma non possiamo resistere al Central Park ed alle sue foglie rosse... un ponte ci fa da sfondo su uno scenario irresistibile, pacifico e meraviglioso tra le luci dorate dei grattaceli. A smontare il tutto ci pensa Biddi che "possiede" il più bel parco esistente. Un bus ci porta da Sbarro siamo affamati. Alla cassa: "Io sugnu americano!" e moriamo dalle risate. Serata lower Manhattan verso il Financial District. Wall Street insomma. Tutto un altro mondo. Asettico, di plastica. La passione e i sentimenti del Central Park sfumano. E siamo sempre a Manhattan, qualche strada più giù! E' la città del toro e per fare una foto ci impieghiamo tre anni. Percorriamo per ¼ il ponte di Brooklyn tutto illuminato mentre la temperatura si abbassa sempre più. Un po’ di cultura non fa mai male e a rimediare ci pensa il Rough Guide New York. Torniamo al Jazz e crolliamo. Autumn in New York elevenSveglia alle 9.20. Si è un pò più tardi rispetto al solito. Sarebbe domenica e potremmo dormire ancora ma... come perdersi una fantastica messa gospel? La prima chiesa vicino il nostro ostello non soddisfa le nostre richieste. Così ci spostiamo poco più avanti ma la scelta non è facile. Volendo mettere al centro lo spettacolo e la musica gospel è meglio, indubbiamente, una chiesa evangelica battista. Una di quelle chiese che non hanno nemmeno l'altare ma un palco per il coro e un palchetto per il predicatore. Hanno la zona strumentale e i loggioni per i fedeli che vengono accolti in platea e al primo piano, quasi come in un teatro tradizionale. Riusciamo ad entrare ma è ancora troppo presto perciò decidiamo di ritornare dopo, così da poter fare colazione. Al ritorno però troppi turisti all’entrata e senza una guida ci negano l’accesso. Senza perdere le speranze cerchiamo un’altra entrata e dal retro non c’è nessuno che controlla. La porta è aperta ed entriamo senza dare nell’occhio. Sediamo nell’ultima fila. Ecco le sorprese, cantanti, strumenti, coro e un atmosfera conviviale e interattiva. A turno i cantanti si esibiscono in assoli ai quali si può e si deve applaudire. Ma anche lanciare degli stupiti WOW! Ad ogni preghiera segue un coro e un battito di mani continue. Tutta la chiesa in un girotondo ideale, ondeggiando e scuotendo la testa all'unisono. Scene da film dove davvero tutti i fedeli sono neri, gli uomini indossano l’abito domenicale e le donne sfoggiano maestosi cappelli con piume e fiocchi a dir poco vistosi e completi color tempera. La sorpresa arriva alla fine quando tutti i si voltano verso noi turisti e a braccia aperte cantano una canzone di benvenuto all’inizio interpretata come un padre nostro. E qui le dovute riflessioni perchè è impossibile non farle. E allora dico povera chiesa di Roma che reprime i nostri sentimenti più veri. Una messa in Italia è un rito di sofferenza e di pudore estremo e nonostante qualche prete provi ad introdurre chitarre ed altri segni "rivoluzionari" di discontinuità, siamo e saremo sempre distanti millenni dal "soul" della gente di Harlem. Fieri della nostra scelta torniamo a casa e dormiamo fino alle 14:30. Pranzo fisso da Sbarro e acquistiamo un pò di cartoline da spedire. Un buon cafè espresso ci riporta a casa.
Autumn in New York tenScatta la mezzanotte, siamo ancora in giro. E’ San Luca e partono gli auguri a Canal Street con muffin e fiammifero. Meglio di un compleanno. Finiti i festeggiamenti Jazz on Lenox camerata piena! La sveglia suona presto come al solito. Steps on Broadway e nuova lezione con Koch alla sbarra. Capatina all’Urban Outfitters 2081 Broadway un negozio vintage dove si trova davvero di tutto. Dagli abiti agli accessori. Decidiamo di ritornarci con calma ma non senza acquistare il nostro Munny. Non mancano anche qui le complicazioni ed il nostro Munny andicappato fu sostituito con uno nuovo insieme ad altrettanti gadgets non inclusi nel prezzo. Pranzo Sbarro siamo abbonati e subito dopo prendiamo un pullman per Macy’s. Acquistiamo un po’ di profumi sigiladi, scorgiamo un angelo ubriaco caduto dal cielo senza mutande e concludiamo la serata nella dolcezza di due cioccolate calde seduti ad un tavolino di un bar... ci staranno ancora aspettando alla cassa? Al Jazz on lenox ancora nuovi arrivi. Non se ne può più. E questa volta ci si divide anche il letto... due al prezzo di uno e l’igiene diventa davvero un optional. Autumn in New York nineSveglia presto questa mattina anche se il giorno non sembra dei più favorevoli. Colazione al Jazz on Lenox con corn pops e kellogg’s. Biddi a lezione deve farlo più "viloce" e dalla terza fila passa alla prima. Ore 1:00 torniamo a casa ed i soliti muffins ci sfamano. Prendiamo la metro e coi topi ci dirigiamo sulla 5th Avenue. Arrivati facciamo un salto alla Apple sperando di poter usare msn ma gran parte dei siti sono bloccati e andiamo via delusi. Proseguiamo tra i grattacieli dello shopping e ci fermiamo da Louis Vuitton. Proseguiamo con Burberry, Gucci, facciamo un salto all’NBA e all’All Star Game dove acquistiamo due paia di converse a 30 dollari. Prima però al Rockefeller Centre dove ogni anno è allestito il più grande albero di New York con la famosa pista di pattinaggio. Vi ricordate il mega albero che c'è in una delle scene finali di "Mamma ho riperso l'aereo"? Mentre percorriamo la strada per lo Sbarro ci imbattiamo in un negozio dove era possibile testare la miriade di reflex presenti così ne approfittiamo e facciamo qualche scatto anche noi. Dopo cena torniamo in ostello e qui due nuovi coinquilini, questa volta italiani. Ma è ancora presto e invece di concludere la serata a botta di figa, figa, figa decidiamo di fare un giro prima di andare a nanna. Autumn in New York eightSveglia e colazione con muffins da Sanaa Food e ci dirigiamo alla Steps. Lezione con King. Io però resto a guardare oggi con le gambe distrutte. C'è una coreografia davvero divertente. Finita lezione al telefono per il solito giro di chiamate e un "mi manchi" riesce a far venire gli occhi lucidi. Torniamo a casa e ci sfamiamo ancora con muffins blueberry. Piccola sosta e Madame Tussauds muniti di sconto. Dentro centinaia di vips e altrettante foto. No scusa rifammela! Lo slogan della giornata. Ci impieghiamo 3 ore e mezza per visitarlo tutto e alla fine completiamo con un filmato 4D ed un altro in cui siamo noi i protagonisti sospesi tra i grattacieli. Questa sera cinese e ci spostiamo nella China Town. Cerchiamo un ristorante carino dove spendere poco e mangiare bene. Evidentemente non ci riusciamo. Troviamo un menù a 3.50$ dove poter scegliere tre pietanze con riso e brodo alle alghe incluso. Rischiamo e buttiamo tutto al primo assaggio. Da new global convinti optiamo per il Mc ma anche questo firmato cinese. Ceniamo con due Mc menù tra una clientela uscita da una casa di cura. Al ritorno ci addormentiamo in metro e a svegliarci solo una voce di chi ci chiedeva dove scendessimo... a letto crolliamo. Autumn in New York sevenSveglia alle 9.30. Oggi saltiamo la colazione perchè è tardi. Ci fiondiamo alla Steps per fare la nostra seconda lezione con Veldink. Pensiamo bene di riscaldarci prima di entrare in sala ma la mia rigidità trova sfogo in un "loft". Evidentemente non basta visto che Veldink mi consiglia di uscire subito dopo il riscaldamento ed io non ci penso due volte. Biddi invece nell'attesa del suo turno si poggia sulla sbarra e: "Se ti devi stancare, stancati ballando!" tradotto da Cristina. "Li salatini li menu? Sine tantu li tinimu li sordi...". Al risveglio optiamo per un giro in Harlem. Finalmente troviamo la strada dei nostri sogni. 5th Avenue: Louise Vuitton, Nike city, Radiocity. Subito dopo ci improvvisiamo barboni su degli scatoloni per strada e ci dirigiamo da KTC. Prendiamo una kraphen e..."Quanto costa quel borsellino?" - "Questo? haha è falso!". Concludiamo la serata alla ricerca di un bel locale e finiamo nel Chelsea. Qui però la triste notizia che non avendo 21 anni non posso entrare da nessuna parte... No 21? No party! Voglio morire. Biddi mi prende per culo tutta la sera e si offre di accompagnarmi a Walt Disney! Sono afflitto. Torniamo a casa. Autumn in New York sixOre 1:30. La notte sembra finire invece continua in ostello. Chiediamo alle giappo se ci prestano il portatile, così scendiamo insieme al secondo piano dove c'è il wi-fi. Qui iniziamo a parlare per la prima volta e subito mostriamo loro la nostra performance 4 minutes. Tra le risate ha inizio lo scambio linguistico... Come stai? Sto pene... Sto pena... Niao mà? Uo uau. Fino a tarda notte. E' mattina e salutiamo le giappo con un Caninia, facciamo colazione al Jazz on Lenox e ci dirigiamo a Broadway. Primo giorno per entrambi. Hahaha... la situazione si complica alla reception, dove non riescono a trovare i documenti di Biddi consegnati sabato. Per fortuna arriva Veronic una ragazza Italo-americana a salvarci. Iniziamo alle 11:30 con Miss King e la sua Beg Int Jazz. Prendiamo posto nelle ultime file di una classe alquanto snob. Iniziamo con un riscaldamento generale molto coreografico. Ma all'improvviso Miss King si avvicina a me che cerco di mimetizzarmi inutilmente: "Da quanti anni fai danza?" ed io: "This is my first time!!!" e lei: "La tua prima volta qui?" ed io: "No. My first time... in my life!" Abbandono dopo 20 minuti circa e con 5 minuti di filmato rubati. Biddi continua la lezione e in mezz'ora impara una coreografia sulle note di Hot'n Cold. Per riacquistare le forze e riprendere l'energia sprecata pranziamo al Burger King in Harlem. Subito dopo ci dirigiamo al Mariotts dove chiediamo quali biglietti siano rimasti per i musical. Prendiamo due biglietti per The Little Mermaid firmato Disney con il 50% di sconto. Sono le 17:00 e passiamo due ore a Times Square. Visitiamo il The View restaurant con una vista mozzafiato, grazie ad un ascensore che in mezzo secondo ci porta all'86° piano. Lo spettacolo ha inizio alle ore 19:00 e con i cuscini per i bambini ci immergiamo per tre ore tra colori, musiche, scenografie, costumi ed effetti speciali mai visti prima. La serata si conclude tra i palazzi in ghisa si Soho e Tribeca cercando porte da 10.000$ mai trovate... al rientro a "casa" la felice sorpresa di avere tutta la stanza libera. Ci stendiamo e... buona notte. Autumn in New York five
Sveglia alle ore 7:30. Oggi è il giorno della prima colazione. Scopriamo finalmente un extra incluso nel prezzo. Latte, tè e cereali, niente male. Sono le 9:30 e con la metro ci dirigiamo alla Steps. La paura cresce e per questo primo giorno Biddi decide di non frequentare così da poter guardare meglio un pò di lezioni. Conosciamo Veldink e decidiamo di seguire il suo corso sulle note di Tracy Chapman. Nel frattempo nel supermercato Fairway sotto la Steps acquistiamo dei biscotti con gocce di cioccolato, salatini nabisco alla cipolla e i fatidici marshmallows visti nei film americani. Concludiamo la serata sorpassando la soglia del ponte di Brooklyn e riposandoci su una panchina con tutta Manhattan illuminata. Riesco anche a "possedere" un ponte che per anni e anni avevo sempre sognato di percorrere. Rientriamo a casa con l'ipod alle orecchie e cantando a squarciagola i brani di un'estate trascorsa... Non ti scordar mai di me. Autumn in New York fourDomenica niente danza e la sveglia suona tardi. Compro una scheda telefonica T.T.I. da 5$. Metro direzione Downtown e scendiamo sulla 6th Ave (Ave of the Americas) dove prendiamo una spremuta al limone da 1$. Il sole è alto e siamo a mezza manica. Uso finalmente la mia scheda telefonica per chiamare e Biddi chiede una ricarica. Passiamo il pomeriggio al Burger King dopo aver percorso mille miglia e aver mangiato solo un hot dog... vabbande và e... è sera e decidiamo di fare un salto nella Little Italy per sfamare la voglia di "casa". Appena arrivati notiamo subito un quartiere che resiste a stento ai morsi della China Town che lo sta inglobando. Percorriamo un pezzo di strada e veniamo subito fermati dai venditori ambulanti che ci portano in posti meno visibili e buii dove ci mostrano la loro roba: Louis Vuitton, Gucci, Prada e orologi Rolex. Falsi d'autore logicamente. Ne approfitto subito e Biddi recimola un borsellino. Proseguendo troviamo anche profumi firmati a buon prezzo, contrattiamo ma alla fine decidiamo di non acquistare nulla. Peccato che il commesso ci tiene a vendere e vedendo noi andare via a mani vuote ha pensato bene di alzare le mani spingendoci via fuori dal negozio con parole che per fortuna non tradurremo mai. No comment. Arriviamo nella vera Little Italy e beviamo un vero caffè italiano in uno dei tanti ristoranti affollati. Ci sediamo sugli scalini di una casetta lì vicino e contempliamo la meraviglia dell'essere a casa anche se dall'altra parte del mondo. Prima di andare via incappiamo in un negozio di souvenirs dove acquistiamo un pò di t-shirts I love New York e dove con sorpresa scorgiamo un reparto nascosto all'interno dietro un muro falso. Chiediamo al commesso di entrare ma prima dobbiamo insistere parecchio perchè non si fidano di tutti. Dentro borse, borsellini, zaini e valigie di tutti i generi e di tutte le firme. Bastava chiedere. Peccato che in gran parte fossero articoli femminili. Si è fatto tardi e ci ritiriamo al nostro Jazz On Lenox. Autumn in New York threeOre 3:00 tiro su la testa dal basso del mio letto a castello e Biddi è già sveglio. Durante la notte nuovi conquilini agitano per un momento la nostra quiete, ma un secco "SHHH!" pone fine a tutto ciò. Ore 6:00, una doccia al volo e siamo già per strada a chiedere indicazioni per la Subway. Prima però colazione da Starbucks... il mio bicchiere di latte bianco viene tradotto in una zuppa calda con noccioline e mandorle. Biddi prende un cafè e riusciamo ad ordinare una ciambella, ma le apparenti scaglie di cioccolato si rivelano uva passa. Impareremo troppo tardi che la Subway è divisa in uptown e downtow, così dopo aver sbagliato direzione ci dirigiamo a Times Square. In metro volti strani, di tutti i tipi, culture diverse. All'arrivo una scala ci trattiene dall'impatto di Manhattan. Contiamo fino a tre e ci tuffiamo nei maestosi grattacieli della Big Apple. Nuovi odori ci circondano, alcuni gradevoli, altri meno. Odori che trattengono un insieme di esalazioni: quelle dell'infinità dei camioncini con hot dogs e quelle dei fumi della metropolitana che escono dai tombini sparsi lungo la 7th Ave. Scattiamo le prime foto e per caso ci troviamo a fare da comparsa nella serie televisiva People Courts. Broadway è la seconda tappa e raggiungiamo senza problemi la Steps On Broadway 2121 74th nascosta tra i pomodori. Completiamo l'iscrizione (ardua impresa) e ci dirigiamo verso la Downtow: World Trade Center. Un "gap" tra i palazzi è subito visibile e lascia un velo malinconico che sfuma nel Mc poco distante. Giro turistico nel City Hall Park dove George Washington dispose la prima lettera della dichiarazione di indipendenza. Acquistiamo finalmente i famigerati album alias diari di viaggio da Papirus a 12$. Durante l'attesa per il pulman mai arrivato scorgiamo un'altissima croce costruita con le rovine delle Twin Towers. Poco dopo passeggiamo per caso nel grandissimo "mercato" della 42th e verso il ritorno a casa perdiamo la bussola percorrendo all'infinito zona Harlem. Fortuna che la disponibilità dei newyorkesi c'è sempre, anche quando non ne hai bisogno. A salvarci una ragazza che senza chiedere nulla si è collegata col cellulare tracciando la strada per il ritorno. Eternamente riconoscenti! Arrivato in ostello riesco a scaricare il nervoso stendendosi sul letto, ma la pausa dura ben 2 ore mentre Biddi resta a guardare. Sono le 23:00 e per concludere giro notturno all'Hard Rock divorando il nostro primo hot dog a Times Square. Rientro a casa ore 2.00. Autumn in New York two
Colazione romana e salto in farmacia. Biddi ha un dito rotto. Acquistati i dollari ci dirigiamo in aeroporto. Fiumicino, passaporti alla mano, bagagli, check-in e metal detector. Imbarco ore 12:30. Ultimi saluti al telefono e partenza ore 13:15 su Delta Airlines volo DL0201. Ad un'altitudine di 34995 piedi da terra, a 559 miglia all'ora e a -56°F. Pranzi, spuntini e e cene ci accompagnano per nove lunghe ore. Arriviamo all'aeroporto JFK di New York City alle ore 17:00 locali con 6 ore di fuso orario. "Visitors to this way, Americans to the right". Al check-in ci chiedono se siamo una famiglia. No! We are friends. Impronte digitali e foto primo piano. Non abbiamo nessuna bomba. La mia valigia è già li che aspetta mentre quella di Biddi tarda ad arrivare... panico. Il nostro yellow taxi è già fuori invece e a guidarlo c'è Muhammed con le sue canzoni indiane. Partono i primi squilli e chiamate mentre sui display compare la scritta Cungular e AT&T. Per strada le prime limousine, i fuoristrada americani ed intorno già si sente l'aria del Nuovo Mondo. Paghiamo 50$ e veniamo scaricati nel Bronx. Anzi no, nella Upper West Side di Manhattan che suona meglio. Un quartiere pieno di neri. Il nostro ostello è il Jazz on Lenox 104West 128th e la camera prenotata da 4 posti letto si trasforma tragicamente in una camera da 8. A nulla vale ripensarci e prima di saldare il conto ci diamo un'occhiata. Con noi in camera due giapponesi leopardate. Gli altri letti sono vuoti ma ancora per poco. Il primo programma serale svanisce a causa della stanchezza post fuso orario. Mangiamo un pò di arachidi e di m&m e alle 21:00 andiamo a letto a stomaco vuoto. Autumn in New York oneUn sogno diviso in due. Da una parte un insano viaggiatore che in New York vede il sogno di una vita e dall'altra un ballerino a Broadway. Ha tutto inizio giovedì 9 Ottobre 2008. Preparate le valigie ci dirigiamo in stazione ma li ci accorgiamo che lo scotch era finito e lo riacquistiamo a 2,50 €. "Tu vo fa l'americano ma si nato in Italy" e finiti i saluti l'inter-city parte verso Roma. I nodi alla gola salgono e si cerca di dormire ma la family strilla... |
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