Luca's profile♠ Luca's World ♠PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
|
July 29 BruciaI Fati stanno tessendo in una sola trama scarlatta i fili delle vostre vite divise. E non sai nemmeno di chi. Fatti avanti allora. Mostrati a quegli occhi senza luce affinché essi prendano a brillare come mai han fatto prima d’ora. Stanco dei soliti visi conta i giorni alla fine. O all’inizio di chissà quale tempo migliore se non diverso. Il fuoco bruciò alto. Le stelle ad osservare invano. La luna illuminò a malapena la sabbia nel suo equilibrio. Ma quell’orologio segna ancora i passi di un tempo andato, in realtà già vissuto. Di un libro senza trama ormai, né titolo. Di un autore sazio e stanco di aspettare. In cerca di poesia laddove noia e nausea regnano in eterno. E allora brucia. Distruggi. Che ci fai qui? Ho cercato di crescere in uno stato di equivoca realtà ed ho promesso che sarei stato buono e non avrei mai risposto, sentendo urlare gli sguardi e respirando un’aria densa di falsità. Ma non credo di poter mantenere la parola. Non ho più quella forza per reggere. Lo so che sta crollando tutto. Ma poco importa. Giù la maschera, agosto è alle porte. July 23 E' cosìPsicologicamente distrutto. Non credo ai miei occhi eppure è così. E' sempre così. Perchè dico di aver imparato e invece... e invece no. C'est la vie come direbbe chi so chi. Per un momento ci ho creduto davvero. Hahaha povero scemo. Ma ora reset. Da zero. Zero. Oggi l'Università di Milano accolse la mia iscrizione e i test di ammissione furono confermati. Intanto l'afa mi divora. Oggi 43 gradi alle 11:00. Incredibile. Luglio detta la sua fine ed io mi illumino di immenso. Ora forse un pò meno ma è così... non servirà spiegarmi che il tempo non da il resto mai. Non servirà pregarmi se il cielo non da spazio ormai. E' così che va via un pò di noi. E' così che se ne va senza tante parole, senza fare più rumore quel pò di noi. E se ne va, e non lascia più l'odore, quel pò di noi... ma ogni cosa accade per un fine. Ogni azione che facciamo in vita rieccheggia nell'eternità ed ha un senso. O un senso non ce l'ha. Bu. July 20 SettantatrèAd una settimana dal ritorno la mia vita si pianificò. Rettificò. Il mio 73 alla maturità provocò l'ira di molti. Grazie per il 30 agli orali. Finalmente fui valutato onestamente. Goduria. Cominciai a lavorare. Il mare. Le serate nel nulla a scate. Il sabato casablanca. Lo stress 56k e non ultimo quello del test di ammissione. Tra dieci giorni arriverà agosto e tutto sarà diverso. Tira aria nuova, e non quella della fogna che entra dalla finestra. Tempo al tempo. E il tempo scorre. E se ne va. Basta. Il caldo mi divora. 41 gradi e collasso. Ho carte su carte da compilare. Bicocca, statale... il collegio. Versamenti. Intanto incrocio le dita e mi illudo di riuscirci. Vorrei che fosse già tutto finito. July 12 MilanyMilany. Milany. Milany. Arrivo mortale. Mi stendo e crollo. Al risveglio Potter mi aspetta giù con Vanny. Passo per la ben amata Desio, direzione Bicocca. Stupenda. Ottengo importanti info. In segreteria mi confermano il test di ammissione per il 3 settembre. Finita l’ansia pre-maturità ne inizia una peggiore. Riuscirò a superare il test? Stress, stress, stress. Vedo finalmente il Duomo, poi Corso Buenos Aires. Tre ore dopo sono in un localino “inn” milanese with Potter&friends. Gin lemon e Mc Donald’s. Serata conclusa nel migliore dei modi. Non mi sentivo così bene da tanto. Non sarei mai tornato a casa... Niente sveglia il giorno dopo. Pranzo tardi. Alle 5 decido di andare al Vulcano con Matteo. Pessima idea. 2 ore solo per arrivare. Metro. Bus. Pufff. Faccio tardi. Tutto di corsa. Serata cinema con l’ordine della fenicia. Oh, pardon, della fenice. Ma al ritorno mi sento un po’ giù. Non voglio andar via. Saluto tristemente desius e fra e torno a casa. Winston. Winston. Winston. Non riesco ad aprire la porta. La chiave non gira e non mi va di suonare e svegliare mezzo mondo. Resto fuori. Mi addormento sulle scale. Tre ore dopo ho un aereo diretto a casa. Ed è l’ultima cosa che voglio. L’ultima. Anche questa è finita. Grazie a chi ha reso unici questi due giorni. Paris, paris, parisLa mattina subito dopo gli orali parto per Paris. L’esperienza del primo viaggio da solo. “Posto finestrino?” “Si, grazie”. Passo il chek-in e prima dell’imbarco entro in un negozio. Prendo in mano un taccuino, cerco l’uscita 2. Ore 10:55. Mangio un panino “al volo” e durante la discesa la pressione mi distrugge i timpani. Atterro ma non sento nulla. Attendo un rossybus per arrivare in centro. Sono le 15:00. Mezzora dopo sono all’Operà. Giro e rigiro. All’ufficio informazioni mi dicono che da lì non sarei mai arrivato a Cadèt, la mia fermata per l’albergo. La linea rosa Operà è chiusa per lavori in corso. Il panico. Incontro una ragazza di colore. Carina. Le chiedo cosa fare. “Do you speak English?” e lei: “Non, je suis français et je parle français!”. Ecco. Gesti e sorrisi inutili. Mi presenta i suoi amici, anche loro di colore, e insieme arriviamo alle Gare de l’Est. Qui continuo con uno di loro fino a destinazione. Simpaticissimo. E gentilissimo. Ringrazio e saluto. Arrivo in albergo. Prendo le chiavi. Lascio i bagagli. Riempio la vasca. Mi rilasso per un’oretta circa. Esco. Non mangio da 24h. Mc Donald’s e cafè. Sono le 10 di sera e c’è ancora il sole che picchia sulle case. Mi imbatto in un internet cafè. Ma senza cafè (?!?). Fuori è pieno di ubriachi. Non ho ancora visto un francese. Un francese doc. Torno in albergo. Matteo è rientrato, parliamo fino a notte fonda. Il giorno dopo sveglia presto, colazione alle 10. Un ora dopo sono in RER direzione La Vallée, Disneyland Resort Paris. Rivivo la stessa magia di dodici anni prima. Nulla è cambiato. Mi vengono in mente flash e posti già visti. Risalgono reminiscenze sperdute nel subconscio più abissale. Sono un bambino di 7 anni in un mondo incantato. Sono felice. Rientro nel “Las Voyages de pinocchio”. La ricordo a memoria. Incontro cip, tiro la coda a ciop e poi capitan Uncino. Imagination Insitute. Torno nel labirinto di Alice e nello stesso identico posto scatto una foto fatta dodici anni prima. Stessa posizione. Ultime compere e sfilata finale. Al Disney Village acquisto una maglietta verde dal Planet Hollywood. Torno in albergo, doccia e cena Mc Donald’s. Fuori incontro Philip. Francese doc. Ci presentiamo. Parla inglese. Gli chiedo qualche dritta per la serata. E’ sabato 7.7.7. Mi accompagna alle Marais. Parliamo per tutto il tragitto, ci scambiamo i numeri. Mi saluta e va via. Quartiere stupendo pieno di localini raffinati ed eleganti. La crème de la crème. Prima di tornare in albergo passo dall’hard rock. Mattina seguente, come programmato, colazione e direzione Pere Lachaise. E’ un cimitero enorme ma riesco comunque a trovare ciò che cercavo. Jim Morrison. Poi il mio Wilde. Percorro molta strada a piedi, è nella parte opposta. Arrivo e mi sento male. Un nodo alla gola a vedere tutti quei baci stampati sulla sua tomba. A centinaia. Dediche a non finire. Poi la scritta: Oscar Wilde. Dietro la biografia di un uomo senza precedenti. “Tu sei il perfetto Gentleman” ; “L’importanza di essere Oscar” ; “Thanks dear Oscar”. Resto per un po’ a contemplare quelle scritte. Quella statua. Due ore sono al Louvre, di fronte alla Gioconda. La Tour Eiffel. Ho lo stomaco vuoto ma sono così distrutto che torno in albergo a digiuno. Una doccia veloce e cena in un ristorantino francese. Pizza ai 4 formaggi e funghi champignons. Concludo sulla Tour Eiffel con Paris illuminata. Al ritorno in metro una pazza isterica mi dice che in un’altra vita ero africano e comincia a blaterare discorsi tra se e se. Ultima notte in albergo. Ultima mattinata alle Pialle, sexy shop, erotic museum e Moulin Rouge. Il tempo è dalla nostra fino all’arrivo agli Champs Elysees. Il diluvio. Ultime compere. Divoro un sandwich Chaud da Paul. E’ la fine del mondo. Prendo le valigie in albergo e dalla metro un pullman fino all’aereoporto. Saluto Paris sotto la pioggia. L’ipod passa “La finestra” dei negramaro… “cade la pioggia e tutto tace, lo vedi sento anch’io la pace… dimmi a che serve sperare, se piove non senti dolore, come questa mia pelle che muore e che cambia colore, che cambia l’odore…”. Fantastica. Milany mi aspetta. La maturitàVediamo… da dove iniziare. Sfuggiranno via tanti pensieri perché ho troppe cose che mi girano per la testa. Butterò giù solo ciò che riuscirò a fermare. Va tutto ad una velocità assurda. Rewind. Torno al 5 luglio. Esattamente una settimana fa. Il giorno degli orali. L’ultimo. Come pesava quello zaino sulle spalle per la strada della scuola e la maturità… è vero. Arrivo alle 8 a scuola, puntuale. Con la presunzione di restare tranquillo. Certo, come no. So già che non mi chiameranno prima delle 12:30. Sono l’ultimo. Comincia Martina, la vedo agitata. Le fanno domande assurde e io mi carico d’ansia. Non posso restare ancora. Salgo sul terrazzo della scuola e mi ridico la tesina ave maria. Passo un’ora circa. Poi scendo e giù vedo mia madre con mia sorella. Assisteranno anche loro all'esame. Arriva sempre più gente. Fuori un murales tutto per me. Grazotta sei unica, mai nessuno mi aveva dedicato un murales. Il tempo scorre via. Bevo una burn. Mi carico. Mi metto le ali. Manca entra ed esce ed ogni volta con interessanti rivelazioni. La presidente continua imperterrita a sfogliare la mia tesina. Ne è fiera. L’avrà letta tutta. Tutta. E’ il mio turno. Federica esce ed è il mio turno. Non vedo e non sento più nulla. “Mi raccomando, stai tranquillo…” ; “Dai, tanto le sai le cose”. Manca apre la porta: “Dai, Falconiè, tocca a te, sei l’ultimo…”. Ma va? Oddio. Entro. Mi siedo. Sono tranquillo… all’apparenza. Ricevo subito i complimenti per la mia tesina. Presidente e commissari mi ripetono che è fatta bene e anche la grafica è ottima. Sorrido e ringrazio. Dai, fatemi iniziare. Classica domanda: “Perché hai portato quest’argomento?” ed io: “Bè, perché ho voluto analizzare quelle che sono le paure più grandi dell’uomo, e l’uomo di che cos’è che ha paura se non del diverso? Di ciò che non conosce?”. Wuau. Vedo un consenso generale. Ammirazione. Comincio. Sono un fiume in piena. Tutti interessati. Incantati. Affascinati. Comincio a gesticolare, a recitare. “Sei favorevole ai dico?” mi ferma la presidente. Ed io “Si! Anche se in Italia purtroppo…” e lei: “E secondo te a cosa è dovuta questa situazione?” ed io: “Bè, credo che gli italiani siano ancora troppo condizionati dalla chiesa…” Bingo. Non finisco la frase e già le se accende un sorriso a 360 gradi. Era la risposta che voleva sentire. “Bravo, avanti, dai dai, continua”. Si, si… dall’introduzione passo alla storia, alla filosofia, sto per iniziare col latino e mi lasciano ancora parlare da solo. “Ok, con la tesina può bastare” il prof di matematica. E la presidente: “Ma no dai, è un argomento così interessante…”. Che amore. Manca mi chiede l’etimologia di “satura” e gli rispondo splendidamente con tanto di citazione latina da oscar: “Satura tota nostra est”. I prof sono infogati. Eccitati. Foscolo, I Sepolcri. Passo all’inglese: Oscar Wilde, Virginia. Arte. Rispondo a tutto. Fino alla geografia astronomica, matematica e fisica in cui però non brillo così tanto. Finisco dopo 1 ora quasi. Passo alla visione degli scritti. Nooo, ho finito, ho finito. Do un’occhiata alla porta e vedo tantissima gente. 12, 8 e 10. La Migali mi dice: “Agli scritti non mi sei piaciuto molto ma oggi ti sei ripreso, hai fatto una bellissima figura, complimenti!” Yuppy! Mi fanno uscire per la conclave ed in corridoio vengo accolto con un grande plauso generale. Butto la tesina in aria. Via i libri. Non posso crederci. Ho chiuso con la scuola. Ho terminato i miei cinque anni in quelle mura ed ora è tutto diverso. Più leggero. Non riesco ancora a decifrare quel momento. A rendermi conto dell’unicità di quegli istanti. “Falconiè, questo giorno non lo dimenticherai mai più per il resto della tua vita… io fino a una decina di anni fa lo sognavo ancora la notte!” mi dice Manca nel suo sprazzo di saggezza. Torno a casa e preparo la valigia. Paris mi aspetta… |
|
|