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October 31 Autumn in New York eighteen
Sveglia alle 8:30. Consegniamo le chiavi e con 10 dollari prendiamo un taxi per l’Empire State Building. Facciamo la fila per un'ora poi finalmente sganciamo 19 bigliettoni per salire fin sopra la cima. Assurdo. Prima dobbiamo passare dal ceck-in e con tutta la roba che abbiamo... cos’hai in valigia? Parfume, parfume, parfume... non pochi problemi. E con le Campbell’s Soups come la mettiamo? I love Warhol... poi finalmente un ascensore ci slitta su in paradiso al 86 piano con un panorama mozzafiato. Vediamo Manhattan per l’ultima volta e lo facciamo da una prospettiva diversa. Facciamo poi un giro nel supermercato proprio sotto l’Empire State dove ci riforniamo con burro d’arachidi e gli ultimi souvenirs. Un taxi ci porta fino a Penn Station e da lì un treno fino al JFK. Ad aiutarci una ragazza che ci offre la sua disponibilità anche se un pò insicura. Arriviamo in ogni modo in aeroporto dove però vogliono farmi pagare 50 dollari per gli 8 pound in più del mio bagaglio. Faccio finta di non capire ma sono costretto a svuotare la valigia. Biddi non ha nessun problema. Io indosso felpe, felponi e magliette. Cerco di alleggerirla il più possibile mentre divento pian piano un fagotto. I 2 pound in eccesso mi vengono abbonati e passiamo il ceck-in. Abbiamo il volo alle 17:20 e un’ora libera. Prendiamo qualcosa al Burger King dove regalo la mia spilla a Biddi. Qui sbagliano a darmi il resto e oltre a mangiare gratis mi regalano anche qualche dollaro in più. Niente male. Sorrido e ringrazio. Ci sediamo ai tavoli e lo scontrino mi inganna... leggo un 17:18 e con l’ora legale che era appena cambiata inizio a gridare convinto di aver perso l’aereo. Invece era solo il subtotale del nostro menu e... l’ora legale era cambiata solo in Italia. Passata la paura ci incamminiamo per l'imbarco. Abbiamo i posti finestrino stavolta 35 g e 35 f del volo 148. La traiettoria è diversa e ci impiegheremo 7 ore anziché 9 dell’andata ma con una piccola differenza... taglieremo dall’Oceano Atlantico con non poche turbolenze. Io riposo, Biddi no... Scrivere un diario di viaggio non è stato per niente facile. Ma tra mille complicazioni è uscito comunque fuori perchè era ciò che volevamo e ciò che in tutti i modi siamo riusciti a portare a termine. Insieme. Ciò che abbiamo vissuto, ciò che ci è stato regalato e ciò che abbiamo potuto vivere in pieno resterà qualcosa che ci porteremo dentro per sempre. Una New York magica, unica e coinvolgente che ha segnato un percorso già iniziato e ci ha fatto sognare come non avevamo mai fatto prima. Giorno per giorno. Tra i fumi dei tombini, i grattacieli, i topi della metro, gli yellow taxi onnipresenti, gli scenari mozzafiato, tra le gioie più grandi ed impensabili. La New York che tutti conoscono senza averci mai messo piede, raccontata nella letteratura e nel cinema americano. La New York che da oggi potremmo dire: "Guarda, li ci siamo stati, ci siamo passati anche noi!" E la stessa che in qualche modo ha avverato insieme il sogno di un ballerino approdato a Broadway e quello di un insano viaggiatore che da sempre sognava di andarci. Grazie Bi. Comments (3)
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