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    October 28

    Introverted Soliloquy

     

    Dovrei paragonarti ad un giorno d'estate? Tu sei ben più raggiante e mite: venti furiosi scuotono le tenere gemme di maggio e il corso dell'estate ha vita troppo breve: talvolta troppo cocente splende l'occhio del cielo e spesso il suo volto d'oro si rabbuia e ogni bello talvolta da beltà si stacca, spoglio dal caso o dal mutevol corso di natura. Ma la tua eterna estate non dovrà sfiorire né perdere possesso del bello che tu hai; né morte vantarsi che vaghi nella sua ombra, perché al tempo contrasterai la tua eternità: finché ci sarà un respiro od occhi per vedere questi versi avranno luce e ti daranno vita. William Shakespeare.

    Vivo la mia vita e quella di nessun’altro. Io vivo. Sarà anche un mio diritto? Scelta. Scelgo di essere me stesso. E’ la mia unica scelta. Me stesso e basta… che faccia o meno parte di una maggioranza o di un’improbabile modello di eccellenza poco importa. Nessuno si sceglie. E nessuno sceglie mai la cosa più difficile per sé. Sapevo a cosa andavo incontro… come un film in anteprima sulla mia vita girato col medesimo prologo nella mia testa ma ogni volta con un finale diverso. In cui il mio cuore è chiamato trama ed il mio sangue è tutto ciò che accade. Infanzia. A tratti spensierata ma sempre più difficile. Perché è opprimente e soffocante non poter vivere semplicemente se stessi… i propri sentimenti… liberi di provare ciò che si ha dentro e non quello che si aspettano gli altri. Vedersi cambiare, crescere, scoprire il proprio corpo e allo stesso tempo vivere nella totale angoscia di sentirsi eternamente giudicati. Essere per forza di cose obbligati a mettere da parte i propri gusti e forzare i propri istinti pur di omologarsi all’insipida massa. E tutto questo perché? Solo perché non si è ancora abbastanza grandi e forti da farsi sentire veramente. Un bambino ha tutte le attenzioni del mondo ma non ha mai la considerazione di un adulto. Tantomeno ne hanno i suoi sentimenti così puri e acerbi. Quasi sempre inaccessibili. Eppure fanno parte della sua natura che troppo spesso non ha voce. Contronatura? Che pseudoconcetto banale, abusato, presuntuoso, acritico nonché ignorante. Cosa c’è di innaturale in due persone che si amano e sono entrambi consenzienti? La stessa natura ne è testimone. Un animale potrebbe mai andare contro natura? L’istinto è naturale. Contronatura è solo l’ignoranza ed il qualunquismo della nostra puerile e repressa società, culturalmente spenta ed irrilevante. Misera la stoltezza che impone a molti di sentirsi, deo gratias, “normali” sulle spalle degli altri. Domande. Anni ed anni a chiedermi: Perché? Ma le risposte, tutte, implicavano sempre una quantità di coraggio inestimabile. Un salto a strapiombo nel buio sul cui fondo scorreva il resto della mia vita. Ma con cui prima o poi avrei dovuto per forza farci i conti; perché io ero stanco di rimanere ancora lì seduto al margine a guardare. Stanco di limitarmi in ogni gesto, in ogni azione; di calibrare le giuste parole e ogni minimo dettaglio. Stanco di tessere la trama e poi l'ordito. Forza. Quella forza che nel frattempo mi convincevo di poter trovare solo in me stesso. La stessa che mi avrebbe spinto a buttarmi giù e cadere verso l’alto… perché i giorni, poi i mesi, poi gli anni trascorrevano sempre più veloci… e mai più avrei potuto riviverli. Il tempo scivolava tra le mie dita come granelli di sabbia che non potevo più recuperare. Era inesorabilmente perso. Un’incessante turbinio diacronico che coinvolgeva anche me stesso. Mi assorbiva e allo stesso tempo mi divorava. Mai emozioni tanto contrastanti mi avevano portato a trascendere la dimensione temporale e ad isolarmi dalla realtà. A pensare e ripensare all’infinito. A stare male. Divenivo pian piano schiavo di me stesso e custode di qualcosa che cresceva in me inesorabile, insostenibile, sempre più grande e che nascondevo per paura. Paura. Tanta paura. Paura di star bene, di scegliere e sbagliare. Mi sentivo esplodere. Piangere. Lì dove solo io potevo arrivare. In quel terreno vergine così nascosto e buio dentro me, in cui una volta fatta luce sapevo di non poter più tornare indietro. Ed era rischioso. Pieno di ostacoli. Cosa avrei trovato alla fine? Ma più scavavo in me, più mi struggevo pensando alle conseguenze. Non trovavo mai risposte. Cadere. Giù, sempre più in basso. E’ stato straziante. Un’escalation illimitata e autodistruttiva ostacolata da incertezze che lasciavano spazio solo ad altre incertezze ben più grandi. Ma dove era importante e necessario sapersi muovere. Ed è così che son cresciuto. Così che ho imparato a capirmi e ritrovarmi di volta in volta. Anche quando pensavo che per me non c’erano più alternative. Personalmente non sono mai stato una persona superficiale. E se la pubertà è di per sé un periodo difficile, per me lo è stato il doppio proprio per questo motivo. Le persone superficiali non entrano mai dentro se stesse, ma non vivono neanche bene, non valorizzano la gamma delle loro possibilità. Credono di vivere bene, perché vivono al basso, nel senso che c’è poca sofferenza in chi poco pretende. Finzione. Una via d’uscita talvolta obbligata. Costantemente attori di un’improvvisazione teatrale la cui trama però non è mai la propria, ma sempre quella degli altri. Spettatori la gente insipiente pronta a giudicarti o a provare pena guardandoti come fossi un malato. E’ questa la sensazione. Ma si può davvero vivere tutta la vita così? Testa bassa, sorrisi forzati e gratuiti cliché. Pronti a mettere da parte il proprio ego senza motivo e soffocarlo nel mortale silenzio semmai saltasse fuori. Star bene rinchiusi solo nel proprio mondo, incantato. Un proprio mondo. Fittizio ma ideale. Dove vige l’amore e nient’altro perché ogni cosa ne è solo la sua conseguenza. Dove è la purezza delle emozioni ad emergere prima del pregiudizio. Dove il concetto di normalità è del tutto astratto, relativo e soggettivo. Dove la classe politica non è succube, genuflessa e prostrata ai voleri dello Stato teocratico Vaticano. Dove la propria libertà finisce solo nel punto in cui inizia quella degli altri. Un mondo in cui l’ignoranza non offusca le menti. Dove sono le piccole cose a rendere speciale la vita. Dove il sole brilla davvero per tutti. E nessuno deve nascondersi. Nessuno deve reprimersi. Infondo siamo tutti fatti della stessa sostanza dei sogni. E ahimè, io non sarò mai Shakspeare, ma sono autentico… e l’ora dei preamboli è finita… questa è la mia vita.

    October 20

    Ciò che sono sempre stato

    Ed eccomi qui. Non ci speravo più. Quanto tempo è passato dall’ultima volta… all’inizio trascorrevano giorni, poi settimane… ora mesi tra un intervento e un altro. E di cose ne son successe dall’ultima volta. Ma per quante cose possano cambiare prima o poi torno sempre a scrivere. Perché scrivere è vivere. Vivere e rivivere ogni volta che lo si vuole. Con la potenza e le emozioni che nemmeno una foto sbiadita o un video in VHS ripescato da uno scatolone in cantina possono trasmettere. E’ trascorsa un’estate nel frattempo. Ed io non sono più quello di una volta. O forse non sono mai cambiato. Perché? Perché le cose cambiano, evolvono. Le persone invece un po’ meno, quelle restano sempre le stesse in fondo. Ma tu ci credi più nelle favole? Ultimamente sempre meno. No non ci credo! Ma cos’è successo? Perché parli così? Non restartene lì impalato… devi lottare, andare avanti! Ma io sono stanco di lottare, bastaa! Stanco di lottare? Stanco di lottare? Ma se sei solo all’inizio! Continua a tessere la trama della tua vita, ricorda che sei tu il regista! E nessuno può farlo al tuo posto. Diffida da chi ti dice che la vita non è un film. Può non esserlo solo per chi non ci crede realmente. E sappiamo tutti e due che tu sei sempre stato un sognatore. Magari troppo spesso incompreso… ma pur sempre un sognatore! Vergogna, odio. Sono io la causa di tutti i mali? Non ho un futuro! Ma infondo chi ne ha la certezza? Guardo il cielo e non vedo più quello che vedevo prima. E’ cambiato lui o la mia prospettiva? Vivo in transizione. Non so a cosa vado incontro ma è tutto reale. Nessuno troverà mai in me nulla che non sia veritiero, non c’è copione, non esistono copie. Niente che non valga la pena di essere vissuto fino in fondo. E riguarda solo me... me e nessuna aspettativa o previsione di chi nel bene o nel male ha saputo solo costruire castelli inesistenti su Luca Falconieri. Senza chiedere. Senza conoscermi? Posso svestirmi di tutto eccetto di ciò che sono. E non è per scelta né per fissazione. Sono io e basta. Oltre il pregiudizio, oltre l’ipocrisia e l’ignoranza. Ciò che sono sempre stato.
    February 28

    Odor de parfum de pied de l’ongle incarnee

    Ed eccomi qui di nuovo a scrivere. Ormai sono più che sporadici i miei ingressi in quello che un tempo era la cronaca day by day della mia vita. Forse avevo più cose da scrivere. O forse avevo semplicemente più voglia di scrivere. Non è più il momento di elucubrare qui grandi temi dell’esistenza, non è neppure il momento dell’introspezione. Ora capisco più di me stesso agendo, muovendomi, vivendo. Ma magari fosse sempre così. La verità è che ultimamente vivo sempre meno. Mi rendo conto che un tempo era diverso. Io ero diverso? Non lo so. Forse non mi sentivo così solo perché credevo semplicemente di non essere solo. A distanza però c’è chi sa starmi sempre vicino altrimenti non riuscirei a resistere un solo giorno qui. Milano mi ha accolto col sole certo ma a poco basta perché la solita routine ultimamente mi calza sempre meno addosso. Non fa più parte di me. Tra poco riprenderò i corsi ed il ritorno alle solite facce già viste e riviste mi snerva, mi incupisce e mi rende vulnerabile. Per non parlare poi dei pranzi asociali in mensa o delle cene asociali in ristoranti affollati che mi fanno sentire ancora peggio… alla crisi dei crediti, agli esami da preparare. Tutto condito dall’insana voglia di mandare tutto a fanculo e tornare indietro a sorridere, a divertirmi, a vivere. Vado, vengo, torno, parto, riparto, ritorno… l’era delle partenze non sembra finire mai. Per fortuna dura sempre relativamente poco. Lascio un pezzo di me ogni volta che quel fischietto fischia e mi sbatte la porta in faccia. Vedo un pezzo di me provare le mie stesse emozioni attraverso un vetro sporco e graffiato che ci separa. Non vedo l’ora di iniziare a contare i giorni alla fine perchè l’inerzia mi assale e lentamente mi divora. E ti ringrazio davvero per essere sempre al mio fianco.
    February 16

    Tanti auguri a me

    Ventuno ventuno. Lacrime. No, non ci posso credere. Emozioni regalate ed era da tanto che non mi sentivo così. Bendato alla mezza e torta, candeline, stelle filanti e pollici bruciati a seguire. Grazie al mio migliore amico e grazie alla mia cape inturgidita che per mea culpa ha perso la sua identità. Perdoname. Ventuno ventuno... cosa ti aspetti da questi ventuno? Quello che mi aspettavo l'anno scorso probabilmente visto che non è ancora arrivato. Ma mi rendo conto che mi riesce difficile scrivere anche mezza riga ultimamente... il virus facebook mi sta contagiando. Perciò ringrazio chiunque voglia riempire con commenti di auguri questo insensato intervento. Grazie a tutti voi.
    February 01

    Senza parole

    Dieci anni e non ci sei.
    January 14

    Lentamente muoio

    Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce. Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti. Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante. Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce. Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare. Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
    January 04

    Buoni propositi

    Sarà vero? ... Chiedi tanto a te stesso perche sai che puoi ottenere tanto. Ogni nuovo inizio ti intriga e ti incuriosisce, ma soprattutto è un input per poter metterti alla prova e porti dei nuovi traguardi da raggiungere. Che si tratti di fare carriera, iniziare una storia d'amore o semplicemente conoscere persone nuove e stimolanti: un nuovo anno, come una nuova giornata, sono per te il punto di partenza per una sfida nella quale ciò che conta è non essere mai impreparati. Organizzato, puntuale, perfezionista, non ti abbatti davanti alle difficoltà e all'ignoto perchè sai che, con la giusta prospettiva, buona volontà e un pò di preparazione, puoi riuscire ad ottenere qualsiasi risultato. Quindi complimenti, quando parli di buoni propositi riesci quasi sempre a realizzarli. Ma fai attenzione, abbiamo detto quasi. Può capitare che tu chieda troppo a te stesso o alla pazienza altrui: per raggiungere un obiettivo talvolta saresti capace di calpestare le necessità e le aspirazioni di chi ti circonda. E soprattutto, chi realizza sempre i suoi desideri, non è abituato a gestire i propri fallimenti. Sii più elastico, con te stesso e con gli altri.
    December 31

    Addio 2008

    No, non disturbatevi, restate sulla sedia, signori mi presento, sono la commedia. Non son fatto di ossa ma di atti che vi lascino rimborsati o soddisfatti il mio cuore è chiamato trama, gente che si odia e che si ama, il mio sangue è tutto ciò che accade dal bacio, al duello con le spade, il mio cibo è il vostro battimani, il veleno, gli attori cani. Io sono la commedia e mi divido in atti per raccontare a voi gli straordinari fatti di questi cavalieri e della loro dama di chi crede di amar e di chi invece ama. Si narrerà del poeta Cyrano e del suo naso che pare modellato con lo stucco; ma non ditelo all'attore, non è il caso, perché ce l'ha davvero, mica è un trucco e di Cristiano, giovane cadetto, che si esprime poco meglio di un gibbone ma ha fascino ed è di bell'aspetto. Un pò di fantasia questa è finzione, entrambi ardon d'amore, questo è il bello per Rossana, cugina di Cyrano di quest'ultimo ama cuore e cervello ma ama corpo e viso di Cristiano. Ma l'ora dei preamboli è finita è l'ora che si vada ad incominciare a tessere la trama e poi l'ordito a svolgere, cucire e ricamare; che squillino le trombe signori spettatori inizia la commedia, che parlino gli attori.

    Anche questo 2008 mi saluta. Caro e vecchio otto. Un anno atteso come pochi, questione di numeri? Gennaio. Da inverecondi lamenti a cieli neri e mutati, fino a pentole che cuociono pezzi di dialoghi ed il mio primo trenta. Giorni neri quando dovrei essere a casa. Febbraio. Appelli fissati. Una vita scontata, cado nella superficialità, gratuiti clichè e vergini camille. Cloverfield, giochi di mani, ed un brightest diamond perso come il cuore dell'oceano. Fiere e salamini beretta. Non vi fu piacere che io non provassi. Gettai la perla della mia anima in una coppa di vino; scesi il sentiero fiorito accompagnandomi con la musica dei flauti; vissi dei favi del miele. Ma era tutto un errore. Rimedi, dita incrociate e andrà tutto bene. I miei 20 anni, ah è domani il tuo compleanno? Ritorno a casa, sorprese e sorrisi. Esci che andiamo al cinema. Le quintessenze dei finali melodrammatici neretini. Grandi amicizie ritrovate, passi di danza e shopping da non rifare insieme. Apologize. Marzo. Remedios, niña pequeña, chiquita, hermosa, preciosa. Linda niñita. Quedada así, sentada en la orilla del mar y las manos llenas de perlas, el sol en tu frente y en la sonrisa, blanca orquidea, alma y paloma. Y la alegría, tú cantas consuelo, tú cantas esperanza, tú cantas remedios. Milano, cene, tram e Pumpkin soup. Un bacio è solo un bacio e marzo è una promessa. Nutella, mascarpone e biblioteche affollate. Antropologia culturale, l'unico corso da seguire. Se provi a volare, ti accorgi che qualche stella sta lì per noi e Biddibi è a Milano. Improvvisati ma sinceri brindisi, aperitivi, Luca Argentero sulla M1 e High School Musical ad Assago. Ritorno a casa. Tortellini panna e prosciutto. Little miss sunshine. A un passo dal ? Aprile. Una volta tanto dimmi. Serate divine, relazioni a scadenza yogurt, cene rimandate. Parco Sempio, Il Giorno In Più, l'erbetta e un laghetto. Ci sono sempre, anche a distanza. Sei il mio migliore amico. Mille valigie. Mille pacchi. Pachetti. Mille buste. Bustoni. Addio appartamento fecit e finalmente un monolocale tutto mio. Voti persi. L'era dei rinvii, delle mezze misure, degli espedienti ingannevolmente consolatori, dei ritardi, si considera finalmente chiusa. Ha inizio il periodo delle azioni che producono conseguenze? Emil, Je dois voir avec mes amis mais je sais que je vais te trouver! Maggio. Orgasmici messaggi sepolti in segreteria. Ciao Lucaaa. J'adore la France. Oui oui. Isole vergini, bowling e safari... dentro la mia testa. Ci sono limiti invalicabili? Il 3 maggio apre la stagione estiva in gelide acque e con venti da nord-ovest. Un posto nel mondo e una felpa in armadio. Anonimi pasti solitari sotto cieli grigi e malinconia infame, dilemmi esistenziali e pensieri notturni. Giugno. Alla porta un bambino con il sole in mano ed è subito luce. Sorrisi mentadent a 360 gradi. Gelato, merenda. Merenda, merenda, gelato. Gelato. Merenda. Merenda, gelato, gelato, merenda. E allora??? Allora la sorpresa riuscì come meglio non poteva. Negraday by Sansiro, emozioni viscerali esplose in pianti liberatori e senza precedenti. Alla ricerca di Mosè fino al vuoto che invade... mentre le onde affogano il tempo che resta. Ma nell'aria già si sente il profumo dell'estate. Luglio. "Andrò a Broadway" esplosioni cardiopatiche. Un saggio indimenticabile. Fish and chips, advanced courses e meeting point, rivedo la magica Londra per 2 settimane. Rivivo un sogno. Apertura Casablanca e grigliate. Tettucci 500 come finestre su infiniti cieli stellati. Un luglio che senza tanti complimenti lascia spazio ad un nuovo mese e che nel suo caschè regala quel sapore di loff o viennetta alle due di notte. Eret(s)ise id eizarg. Agosto. 08.08.08 una data irripetibile ed io mi faccio suggestionare. Iniziano le Olimpiadi. Le settimane intanto volano ed i sogni a volte diventano realtà. Verrò a Broadway anch'io... con te! Ma anche notizie tristi di incidenti improvvisi. San Lorenzo, Ferragosto. Falò vicino al mare a guardar le stelle e sulla pelle l'acqua salata che brilla alla luna. Gavettoni e penne alla corsara. Granite all'anguria. Non ti scordar mai di me e Marco Carta. Ma anche Vale, Vale non importa, sarà per un'altra volta... tunga tunga e balletto manuale. Quattro minuti ed è già... Settembre. L'estate stronza se ne va. Freddo improvviso, raffreddore congenito a stadio avanzato e maniche lunghe. Pastina col dado e addio a santa Caterina. Malinowski a farmi compagnia. E' davvero finito tutto. Ritorno a Milano. Ottobre. Volo a New York. Il mio sogno viene esaudito, e non solo. Abbandono per due lunghe settimane la realtà e mi lascio trasportare. Il resto è tutto, o quasi, nel diario di viaggio. Novembre. Depressione totale post new York. Non scrivo, non mangio, non bevo e Milano mi da il voltastomaco. Voglio morire. Barack Obama presidente. Dicembre. Arrivo a perdere tutto: i confini, il senso del tempo (ce sta passu?). Cala il sipario. Io e l'arabo saremo sempre due cose diverse. Intanto mi affliggo, mi distruggo, mi lascio andare. Ogni cosa sembra andarmi contro. Un duemilaotto che mi pugnala alla fine? Che cazzo fai? Mi riduce una merda ed io non riesco a reagire, sono solo capace a contare i giorni alla fine. La neve nera accumulata al ciglio della strada mi mette angoscia. Piedi umidi e rabbia nociva. La Grecia intanto è in fiamme, vorrei essere lì a distruggere e far casino. Poi finalmente a casa, fittizio sollievo e natale a suon di carte. Saluto quest'anno a casa Paglialunga tra risate, azzuffate, cotechino e lenticchie dappertutto. Conclusione all'ex Camelot, lì dove festeggiai la maggiore età e addio 2008 tra lettere al mare, dubbi e delusioni.

    Cosa aggiungere potrebbe un narratore a quanto già narrato dall'attore; a me non resta altro che sparire, fare un bell'inchino e poi svanire. Come Cyrano che confessa e muore a piedi del suo grande eterno amore, anch'io finito il mio cammino mi accascio e vado verso il mio destino. Che è quello di chi inizia e già finisce, sboccia e dopo un attimo appassisce, di chi vive soltanto un paio d'ore, sperando in un applauso e dopo muore.

    December 14

    Assaggio la notte

    Assaggio la notte, la notte, che passa più svelta su lente lenzuola di corpi sudati. Si chiudono gli occhi, si spegne l'insegna dell'ultima vita di luce. Rubate si finge il silenzio perfetto l'esterno ti sembra di pace la notte. D'estate intanto il rumore nel buio dell'anima mia che corre a gambe levate. Sbattendo con forza su muri di pelle e di ossa un paio di ali al vento. Un paio di ali al vento. Al vento.
    December 12

    Scusate la licenza

    Particolarmente ispirato. Il Natale è alle porte. Ma a casa sembra il 15 di agosto. Nessun addobbo. E’ triste da soli e non scendo a compromessi. Ma le canzoni non mancano. All I Want for Christmas is you insieme a Irene Grandi&Co coronano questo Dicembre. Coi pensieri torno indietro di qualche settimana e mi vedo a New York. A mezza manica a girare su e giù per la grande mela. Ora invece sotto il gelo di una Milano più stronza del solito. Neve, pioggia, neve, pioggia, neve pioggia. Non c’è scampo. Una sola certezza… il gelo. Sempre. Ormai ci ho fatto l’abitudine. Zero gradi, zero. E quando lo shopping natalizio non riesce più a scaldarti abbastanza prima di far ritorno nel tuo iglù o bunker che dir si voglia. Quando un 30 e lode ti fa felice, si, ma dura poco. Quando ti manca e non puoi farci niente. Quando qualsiasi cosa fai è sbagliata o non è mai abbastanza. Quando cala il sipario e pensi che show must go on. Quando ti poni mille domande e nessuna risposta. E quando la risposta non arriva mai. Quando pensi di esserti avvicinato e poi ti rendi conto di essere ancora al punto di partenza. Quando la fica ti dice di mettere l’arabo alle orecchie per impararlo bene e tu vorresti solo gridare e fuggire via lontano. Quando chiedi al poliziotto: “Scusi piazzetta Pattari?” E ti risponde in che via è? Quando… noi siamo quelli che su facebook si iscrivono ai gruppi: “Eliminiamo papa Ratzinger” e “Trasferiamo il Vaticano in Groenlandia”. E ne siamo orgogliosi. Quando la Chiesa ti fa sempre più schifo e pubblicizzare questa iniziativa ti regala un’emozione indescrivibile… sbattezziamoci insieme (cliccate). Quando dici basta, basta, basta non ne posso più. Perché c’è un limite a tutto. Cos’è? Non ti piace più Milano? F-A-T-T-I I C-A-Z-Z-I T-U-O-I! Quando, quando, quando… quando pensi che tra una settimana torni finalmente a casa e... vaffanculo. Scusate la licenza.

    December 02

    Auguri papà

    Credo che col tempo ognuno abbia poi le sue rivincite. Le sue vittorie. Le sue scommesse. Questa la dedico a te papà che oggi fai 41 anni. "Una vespa blu ed il corpo scottato. Un sole natio che dovette lasciare. Un amore così cristallino e mai intaccato. Un figlio che sa di bravata con lui sull’altare. Una pistola mai spuntata come amica. Gli occhi verdi come il suo mare. Una fiamma sul berretto che gli accendeva il cuore. La sorte traditrice ebbe solo nemica. Un’alfa, il ghiaccio e finì di amare. Nella nuova casa c’è rimasto solo l’odore. Un padre che allattava con la sua pazienza. Un saggio giovane e sincero di natura. Vide la morte afferrarlo con una lenza. Gli angeli lo strinsero e finì la terrestre tortura." Grazie a chi ha voluto condividerla con me. Tanti auguri papà. Le settimane milanesi intanto scorrono. Né brevi né lunghe. Monotone forse, si. E mai l’avrei detto. Giorni in cui fai la somma totale di tutto. Giorni in cui ti chiedi cosa cazzo fai? Se è la corsia giusta. La strada che alla fine avrà pure un’uscita no? O una sola rotatoria? Non lo so. Il chiodo fisso è sempre lo stesso ultimamente. Perché puoi arrivare a perderti. Perdi tutto: i confini, il senso del tempo. Due corpi possono unirsi a tal punto che non sai più chi è chi e cosa è cosa. E quando la confusione raggiunge quell’immensità, ti sembra di morire... e in un certo senso muori, e ti ritrovi da solo nel tuo corpo, separato, ma la persona che ami è ancora lì. E’ un miracolo: vai in paradiso e torni indietro, da vivo. E puoi tornarci tutte le volte che vuoi, con la persona che ami. Ma cala davvero il sipario stavolta? Non riesco a capire. Perché è così difficile? Un bacio è solo un bacio. Infondo. Si ma non è la stessa cosa. Mi fisso inutilmente. Mi manca il mio migliore amico che vorrei avere qui sempre e mi manca la mia famiglia. Tu tieniti le tue convinzioni. Non ho voglia di darti spiegazioni. E non ho voglia di darle nemmeno a me. Il tempo delle mele è finito. Non capisco un cazzo di arabo nè mai saprò leggere e scrivere. Abbadulaffanculu. Ma come fai a scrivermi ti vedi? Mi prenderanno al Grande Fratello? Pensieri sparsi invadono la mia testa. Pochi giorni a Natale e un nuovo appello da preparare. La tristezza nemica spero deponga un attimo le sue armi e mi lasci libero il respiro. Ora. Torno vergine? Torno indietro? Torno al punto di non ritorno? No. Non senza lottare. Grazie a chi mi è vicino.

    October 31

    Autumn in New York eighteen

     

    Sveglia alle 8:30. Consegniamo le chiavi e con 10 dollari prendiamo un taxi per l’Empire State Building. Facciamo la fila per un'ora poi finalmente sganciamo 19 bigliettoni per salire fin sopra la cima. Assurdo. Prima dobbiamo passare dal ceck-in e con tutta la roba che abbiamo... cos’hai in valigia? Parfume, parfume, parfume... non pochi problemi. E con le Campbell’s Soups come la mettiamo? I love Warhol... poi finalmente un ascensore ci slitta su in paradiso al 86 piano con un panorama mozzafiato. Vediamo Manhattan per l’ultima volta e lo facciamo da una prospettiva diversa. Facciamo poi un giro nel supermercato proprio sotto l’Empire State dove ci riforniamo con burro d’arachidi e gli ultimi souvenirs. Un taxi ci porta fino a Penn Station e da lì un treno fino al JFK. Ad aiutarci una ragazza che ci offre la sua disponibilità anche se un pò insicura. Arriviamo in ogni modo in aeroporto dove però vogliono farmi pagare 50 dollari per gli 8 pound in più del mio bagaglio. Faccio finta di non capire ma sono costretto a svuotare la valigia. Biddi non ha nessun problema. Io indosso felpe, felponi e magliette. Cerco di alleggerirla il più possibile mentre divento pian piano un fagotto. I 2 pound in eccesso mi vengono abbonati e passiamo il ceck-in. Abbiamo il volo alle 17:20 e un’ora libera. Prendiamo qualcosa al Burger King dove regalo la mia spilla a Biddi. Qui sbagliano a darmi il resto e oltre a mangiare gratis mi regalano anche qualche dollaro in più. Niente male. Sorrido e ringrazio. Ci sediamo ai tavoli e lo scontrino mi inganna... leggo un 17:18 e con l’ora legale che era appena cambiata inizio a gridare convinto di aver perso l’aereo. Invece era solo il subtotale del nostro menu e... l’ora legale era cambiata solo in Italia. Passata la paura ci incamminiamo per l'imbarco. Abbiamo i posti finestrino stavolta 35 g e 35 f del volo 148. La traiettoria è diversa e ci impiegheremo 7 ore anziché 9 dell’andata ma con una piccola differenza... taglieremo dall’Oceano Atlantico con non poche turbolenze. Io riposo, Biddi no...

    Scrivere un diario di viaggio non è stato per niente facile. Ma tra mille complicazioni è uscito comunque fuori perchè era ciò che volevamo e ciò che in tutti i modi siamo riusciti a portare a termine. Insieme. Ciò che abbiamo vissuto, ciò che ci è stato regalato e ciò che abbiamo potuto vivere in pieno resterà qualcosa che ci porteremo dentro per sempre. Una New York magica, unica e coinvolgente che ha segnato un percorso già iniziato e ci ha fatto sognare come non avevamo mai fatto prima. Giorno per giorno. Tra i fumi dei tombini, i grattacieli, i topi della metro, gli yellow taxi onnipresenti, gli scenari mozzafiato, tra le gioie più grandi ed impensabili. La New York che tutti conoscono senza averci mai messo piede, raccontata nella letteratura e nel cinema americano. La New York che da oggi potremmo dire: "Guarda, li ci siamo stati, ci siamo passati anche noi!" E la stessa che in qualche modo ha avverato insieme il sogno di un ballerino approdato a Broadway e quello di un insano viaggiatore che da sempre sognava di andarci. Grazie Bi.

    Autumn in New York seventeen

    Risveglio nel nuovo ostello. Sono le 10:00. Prendiamo un pullman M1 per Central Park coi biglietti scaduti. Ci lasciano passare. Scendiamo all’altezza della 79th e ci immergiamo nel parco. A farci da cornice un’infinità di foglie rosse che cadono a terra formando un tappeto morbidissimo. Scoiattoli a tagliarci la strada ed un sole che illumina ogni sfumatura. Raccogliamo un pò di foglie da terra, facciamo un giro e finiamo vicino ad un lago. Poi Alice in Wonderland Sculpture e Turtle Pond. Salutiamo il Central Park e finiamo gli ultimi acquisti. Qui assistiamo ad una scena da film... l’arresto di una venditrice di dvd pirata. Questione di copyrights. No money! No money! Povera... e lo sbirro che la incastra con sorriso beffardo. Visitiamo un negozio indiano dove era impossibile muoversi. Prendiamo poi le ultime magliette. Da sbarro la sopresa di Jennifer che ci regala due peluches con su la scritta I love New York costruiti appositamente per noi nella fabbrica di peluches di fronte al ristorante. Restiamo senza parole. Accanto a noi una coppia di italiani a cui diamo qualche dritta, dove andare, come fare ecc. ecc. ormai siamo ottimi esperti. Concludiamo da Macy’s con la pioggia che non vuole saperne di smettere. Prendiamo un pullman alle 22:00 fino a casa e fuori piove a dirotto. L’ipod passa Dancing e Cade la Pioggia quando le gocce del parabrezza davanti a noi prendono consistenza. Ci scorrono davanti due settimane intense ed indimenticabili. Anche le lacrime scendono a fiumi. Siamo ormai arrivati alla fine. Arriviamo in ostello completamente bagnati. Infiliamo in valigia le ultime cose rimaste e festeggiamo col Piter Pan Party tra burro d’arachidi e gelatina assieme a Margarita e Karlotita, le due ragazze con noi in camera. Andiamo a letto e questa è la nostra ultima notte a New York.

    Autumn in New York sixteen

    La sveglia oggi non segue l’onda dei giorni precedenti e alle 7:30 siamo già in piedi. Facciamo colazione e ci confermano che dobbiamo lasciare il Jazz entro le 11. Logicamente abbiamo danza quindi salutiamo prima e andiamo a Broadway con tutti i bagagli. Oggi è l’ultima lezione di danza e Biddi termina con la coreografia di una straziante Dancing di Elisa proprio come la scena finale di A Time for Dancing. "La morte sarà l'unica cosa che mi farà smettere di danza anche solo nella mia testa... uno dei motivi per cui le cose ci mancano è perché abbiamo rimpianti... beh io non ne ho riguardo questa esperienza, ho vissuto tutto al massimo... fino alla fine. Mi manca, mi mancherà lo so, ma ho imparato molto anche dalle semplici persone che mi circondavano, dal loro coraggio, dalla loro passione... ed io credo che questo mi aiuterà a non rinunciare mai ai miei sogni, mi ricorderà che non devo mai smettere di crederci, perché se ci credi... tutto è possibile." Finiamo alla Steps, salutiamo e facciamo l’ultimo giro all’Urban Outfitters dove acquistiamo due paia di pantofole vintage. La nostra ricerca per gli ostelli di Manhattan è appena iniziata, ci va bene anche una topaia ma anche lì rispondono che è tutto esaurito. Perdiamo le speranze fino a quando ci dicono che è rimasto qualche posto in un ostello poco lontano da quello in cui eravamo prima, ad Harlem. Prendiamo un taxi e finalmente possiamo tirare un respiro di sollievo. Il nuovo ostello è il 5th Avenue Spot... migliore del precedente. Tutta un’altra storia. Prendiamo una camera da 6 dove ci sono due ragazze e due ragazzi. Lasciamo tutte le nostre cose e andiamo fuori a cena. Sbarro e spediamo finalmente le nostre cartoline. Alle 22:30 torniamo a casa, restiamo una mezzoretta in cucina per scrivere e poi andiamo a letto con i nuovi coinquilini.

    Autumn in New York fifteen

     

    Sveglia tardi più che mai. E anche la metro ha un ritardo allucinante. Perdiamo le speranze, non saremo mai in tempo alla Steps per l’inizio della lezione. Ma King per fortuna non c’è al nostro arrivo. Oggi conosciamo Nina, un’amica di Cristina. Anche lei fa danza da anni e sembra davvero simpatica. Biddi prova a chiamare tre volte ma non risponde nessuno. Arriva la triste notizia che bisogna rimboccarsi le maniche e non chiedere aiuto a nessuno. Al Jazz on Lenox non ci sono più posti e abbiamo scoperte le notti che ci restano. Panico. Nel pomeriggio vediamo il Dakota Building sulla 72th strada vicino Central Park West dove l’8 dicembre 1980 John Lennon veniva assassinato e dove ancora oggi vive Yoko Ono. Una sensazione indescrivibile coronata nello Strawberry Fields dove c’è il monumento in suo onore e al centro la scritta Imagine. Subito dopo cambiamo scenari ma le emozioni restano comunque grandi. Visitiamo la Juilliard, la più importante scuola di danza esistente anche se ci negano l’accesso alle aule. Proseguiamo col Flatiron Building e l’American Ballet dove compriamo qualche gadgets. Anche qui non ci è concesso entrare se non prenotando un appuntamento. Andiamo via e ci intrufoliamo sulla 66th Street dove solo un malato come me può stoppare davanti a una casa semi anonima e fotografare il portone laccato nero col sorriso stampato negli occhi. Lì dove abitava Andy Warhol dal ’74 all’87. Precisamente fino al 22 febbraio 1987. Cioè il giorno in cui morì, e con lui morì la Factory. 20 anni fa. Immagino l’interno di questa casa bellissima, oggi abitata da una coppia di avvocati (immagino) facoltosi e famosi che con grande eleganza hanno applicato proprio di fianco all’entrata una targhetta ovale rosso mattone: "In questa casa ha vissuto Andy Warhol… dal 1974 al…". La leggo e la rileggo. Dentro, quella mattina del 22 febbraio di 20 anni fa, c’erano accatastate le sue opere. C’erano Campbell’s Soups negli armadietti della cucina, un sacco di crocefissi, parrucche di ogni bizzarra forma, scarpe consunte e sudicie di acrilici. Su quel palo, davanti casa, Warhol legava la sua bici. O taxi, o bicicletta, per muoversi. Oppure a piedi. Con sacchetti in mano pieni di qualsiasi cosa. Purchè inutile. Ma utile alla sua arte. Perchè tutto è arte. Biddi è allibito. Prendiamo un taxi ed è subito ora di cena. Da Sbarro logicamente. Jennifer ci aiuta nella nostra ricerca e riesce a trovare l’indirizzo di un ostello. A casa finiamo le valigie e partono subito i nodi alla gola. Finiamo le cartoline a andiamo a dormire.

    Autumn in New York fourteen

     

    Sveglia. Danza. Io nel frattempo cerco un ufficio postale dove comprare i francobolli. Pomeriggio MoMa. Un museo che definire strepitoso è certamente riduttivo. Grandioso l’edificio, bella l’esposizione di sculture del giardino, incredibile il numero e la qualità delle opere pittoriche esposte: mi incanto davanti a Big campbell’s soup can, 19c di Andy Warhol ed alla sua Marilyn Monroe su sfondo dorato. Le Demoiselles d’Avignon di Picasso e alle opere di De Chirico, di Matisse, Cézanne. E poi ancora, Klimt, Kokoschka, Duchamp, Picabia, Kandinsky, Man Ray, le geometrie di Mondrian. Notiamo con stupore anche il nostro Munny di Paul Budnitz. Usciamo poi nel giardino a prendere una boccata d’aria in mezzo alle sculture di Henri Moore e Rodin. Facciamo infine una rapida puntata allo store di design. Sono le 5 del pomeriggio. Mangiamo un hot dog e cerchiamo poi di raggiungere l’American Ballet senza riuscirci. Ci fermiamo ad Union Square e facciamo un salto al Virgin Store. Da Sbarro finiamo di scrivere le ultime cartoline. Al ritorno a casa ci fermiamo in un supermercato e compriamo la gelatina al mirtillo per il burro d’arachidi e le fantastiche lattine Campbell's che acquisto subito.

    Autumn in New York thirteen

     

    Oggi siamo davvero in ritardo. La sveglia suona ma non abbastanza. Come se non bastasse sbagliamo direzione e senza aspettare i 18 minuti per accedere alla metro scavalchiamo e la polizia ci ferma. Ci chiedono i documenti e fanno storie. Sembrano molto propensi a farcela pagare ma alla fine si raccomandano di non farlo mai più e ci fanno passare. Inutile dire che adesso siamo davvero in ritardo ma in tutti i modi riusciamo ad arrivare in tempo e si balla sulle note di Kate Nash - Mouthwash. Finita la lezione inizia la nostra corsa a casa. Abbiamo davvero poco tempo se non vogliamo rischiare di perdere anche oggi il traghetto. Arriviamo in tempo e ce la facciamo a prendere l’ultimo. Facciamo i biglietti, passiamo dal chek-in e salpiamo. Fuori il tempo è nuvolo e in mare c’è un vento assurdo. In testa abbiamo due coroncine verdi alias Statua della Libertà. Scattiamo parecchie foto la visuale dal mare è spettacolare. Scenario a metà tra The Perfect Storm e The Day After Tomorrow. Ci impieghiamo circa ¼ d’ora per arrivare ma lì ci dicono che non è più possibile salire in cima la Statua della Libertà... per sicurezza. Vabbè... ammiriamo comunque dal basso e il panorama mozzafiato. Alle spalle cala il sole e mentre le anatre prendono il volo la dea della Libertà ci saluta. Scendiamo per sbaglio a Brooklyn, poi risaliamo e ceniamo come consuetudine al nostro punto fisso. Oggi Jennifer ci offre due caffè e scattiamo una foto insieme. Torniamo a casa prima. Facciamo un po’ d’ordine in camera e mentre Biddi fa la barba io preparo un po’ di fette con burro d’arachidi acquistato la stessa mattina al Fairway. Scriviamo un po’ di cartoline e andiamo a letto.

    Autumn in New York twelve

    Sveglia tardi oggi la stanchezza è tanta. Corriamo a Broadway ma Veldink è bloccato, c’è la strada chiusa e lezione inizia con mezzora di ritardo. Tornati a casa la barba ci toglie troppo tempo e l’ultimo traghetto per la Liberty Island salpa senza di noi. Che tristezza. A consolarci un hot dog a 1,50 $ insieme ai divertentissimi scoiattoli e agli immancabili vu cumprà. Fa freddo ma non possiamo resistere al Central Park ed alle sue foglie rosse... un ponte ci fa da sfondo su uno scenario irresistibile, pacifico e meraviglioso tra le luci dorate dei grattaceli. A smontare il tutto ci pensa Biddi che "possiede" il più bel parco esistente. Un bus ci porta da Sbarro siamo affamati. Alla cassa: "Io sugnu americano!" e moriamo dalle risate. Serata lower Manhattan verso il Financial District. Wall Street insomma. Tutto un altro mondo. Asettico, di plastica. La passione e i sentimenti del Central Park sfumano. E siamo sempre a Manhattan, qualche strada più giù! E' la città del toro e per fare una foto ci impieghiamo tre anni. Percorriamo per ¼ il ponte di Brooklyn tutto illuminato mentre la temperatura si abbassa sempre più. Un po’ di cultura non fa mai male e a rimediare ci pensa il Rough Guide New York. Torniamo al Jazz e crolliamo.

    Autumn in New York eleven

    Sveglia alle 9.20. Si è un pò più tardi rispetto al solito. Sarebbe domenica e potremmo dormire ancora ma... come perdersi una fantastica messa gospel? La prima chiesa vicino il nostro ostello non soddisfa le nostre richieste. Così ci spostiamo poco più avanti ma la scelta non è facile. Volendo mettere al centro lo spettacolo e la musica gospel è meglio, indubbiamente, una chiesa evangelica battista. Una di quelle chiese che non hanno nemmeno l'altare ma un palco per il coro e un palchetto per il predicatore. Hanno la zona strumentale e i loggioni per i fedeli che vengono accolti in platea e al primo piano, quasi come in un teatro tradizionale. Riusciamo ad entrare ma è ancora troppo presto perciò decidiamo di ritornare dopo, così da poter fare colazione. Al ritorno però troppi turisti all’entrata e senza una guida ci negano l’accesso. Senza perdere le speranze cerchiamo un’altra entrata e dal retro non c’è nessuno che controlla. La porta è aperta ed entriamo senza dare nell’occhio. Sediamo nell’ultima fila. Ecco le sorprese, cantanti, strumenti, coro e un atmosfera conviviale e interattiva. A turno i cantanti si esibiscono in assoli ai quali si può e si deve applaudire. Ma anche lanciare degli stupiti WOW! Ad ogni preghiera segue un coro e un battito di mani continue. Tutta la chiesa in un girotondo ideale, ondeggiando e scuotendo la testa all'unisono. Scene da film dove davvero tutti i fedeli sono neri, gli uomini indossano l’abito domenicale e le donne sfoggiano maestosi cappelli con piume e fiocchi a dir poco vistosi e completi color tempera. La sorpresa arriva alla fine quando tutti i si voltano verso noi turisti e a braccia aperte cantano una canzone di benvenuto all’inizio interpretata come un padre nostro. E qui le dovute riflessioni perchè è impossibile non farle. E allora dico povera chiesa di Roma che reprime i nostri sentimenti più veri. Una messa in Italia è un rito di sofferenza e di pudore estremo e nonostante qualche prete provi ad introdurre chitarre ed altri segni "rivoluzionari" di discontinuità, siamo e saremo sempre distanti millenni dal "soul" della gente di Harlem. Fieri della nostra scelta torniamo a casa e dormiamo fino alle 14:30. Pranzo fisso da Sbarro e acquistiamo un pò di cartoline da spedire. Un buon cafè espresso ci riporta a casa.

    Autumn in New York ten

    Scatta la mezzanotte, siamo ancora in giro. E’ San Luca e partono gli auguri a Canal Street con muffin e fiammifero. Meglio di un compleanno. Finiti i festeggiamenti Jazz on Lenox camerata piena! La sveglia suona presto come al solito. Steps on Broadway e nuova lezione con Koch alla sbarra. Capatina all’Urban Outfitters 2081 Broadway un negozio vintage dove si trova davvero di tutto. Dagli abiti agli accessori. Decidiamo di ritornarci con calma ma non senza acquistare il nostro Munny. Non mancano anche qui le complicazioni ed il nostro Munny andicappato fu sostituito con uno nuovo insieme ad altrettanti gadgets non inclusi nel prezzo. Pranzo Sbarro siamo abbonati e subito dopo prendiamo un pullman per Macy’s. Acquistiamo un po’ di profumi sigiladi, scorgiamo un angelo ubriaco caduto dal cielo senza mutande e concludiamo la serata nella dolcezza di due cioccolate calde seduti ad un tavolino di un bar... ci staranno ancora aspettando alla cassa? Al Jazz on lenox ancora nuovi arrivi. Non se ne può più. E questa volta ci si divide anche il letto... due al prezzo di uno e l’igiene diventa davvero un optional.