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October 28 Introverted Soliloquy
Dovrei paragonarti ad un giorno d'estate? Tu sei ben più raggiante e mite: venti furiosi scuotono le tenere gemme di maggio e il corso dell'estate ha vita troppo breve: talvolta troppo cocente splende l'occhio del cielo e spesso il suo volto d'oro si rabbuia e ogni bello talvolta da beltà si stacca, spoglio dal caso o dal mutevol corso di natura. Ma la tua eterna estate non dovrà sfiorire né perdere possesso del bello che tu hai; né morte vantarsi che vaghi nella sua ombra, perché al tempo contrasterai la tua eternità: finché ci sarà un respiro od occhi per vedere questi versi avranno luce e ti daranno vita. William Shakespeare. Vivo la mia vita e quella di nessun’altro. Io vivo. Sarà anche un mio diritto? Scelta. Scelgo di essere me stesso. E’ la mia unica scelta. Me stesso e basta… che faccia o meno parte di una maggioranza o di un’improbabile modello di eccellenza poco importa. Nessuno si sceglie. E nessuno sceglie mai la cosa più difficile per sé. Sapevo a cosa andavo incontro… come un film in anteprima sulla mia vita girato col medesimo prologo nella mia testa ma ogni volta con un finale diverso. In cui il mio cuore è chiamato trama ed il mio sangue è tutto ciò che accade. Infanzia. A tratti spensierata ma sempre più difficile. Perché è opprimente e soffocante non poter vivere semplicemente se stessi… i propri sentimenti… liberi di provare ciò che si ha dentro e non quello che si aspettano gli altri. Vedersi cambiare, crescere, scoprire il proprio corpo e allo stesso tempo vivere nella totale angoscia di sentirsi eternamente giudicati. Essere per forza di cose obbligati a mettere da parte i propri gusti e forzare i propri istinti pur di omologarsi all’insipida massa. E tutto questo perché? Solo perché non si è ancora abbastanza grandi e forti da farsi sentire veramente. Un bambino ha tutte le attenzioni del mondo ma non ha mai la considerazione di un adulto. Tantomeno ne hanno i suoi sentimenti così puri e acerbi. Quasi sempre inaccessibili. Eppure fanno parte della sua natura che troppo spesso non ha voce. Contronatura? Che pseudoconcetto banale, abusato, presuntuoso, acritico nonché ignorante. Cosa c’è di innaturale in due persone che si amano e sono entrambi consenzienti? La stessa natura ne è testimone. Un animale potrebbe mai andare contro natura? L’istinto è naturale. Contronatura è solo l’ignoranza ed il qualunquismo della nostra puerile e repressa società, culturalmente spenta ed irrilevante. Misera la stoltezza che impone a molti di sentirsi, deo gratias, “normali” sulle spalle degli altri. Domande. Anni ed anni a chiedermi: Perché? Ma le risposte, tutte, implicavano sempre una quantità di coraggio inestimabile. Un salto a strapiombo nel buio sul cui fondo scorreva il resto della mia vita. Ma con cui prima o poi avrei dovuto per forza farci i conti; perché io ero stanco di rimanere ancora lì seduto al margine a guardare. Stanco di limitarmi in ogni gesto, in ogni azione; di calibrare le giuste parole e ogni minimo dettaglio. Stanco di tessere la trama e poi l'ordito. Forza. Quella forza che nel frattempo mi convincevo di poter trovare solo in me stesso. La stessa che mi avrebbe spinto a buttarmi giù e cadere verso l’alto… perché i giorni, poi i mesi, poi gli anni trascorrevano sempre più veloci… e mai più avrei potuto riviverli. Il tempo scivolava tra le mie dita come granelli di sabbia che non potevo più recuperare. Era inesorabilmente perso. Un’incessante turbinio diacronico che coinvolgeva anche me stesso. Mi assorbiva e allo stesso tempo mi divorava. Mai emozioni tanto contrastanti mi avevano portato a trascendere la dimensione temporale e ad isolarmi dalla realtà. A pensare e ripensare all’infinito. A stare male. Divenivo pian piano schiavo di me stesso e custode di qualcosa che cresceva in me inesorabile, insostenibile, sempre più grande e che nascondevo per paura. Paura. Tanta paura. Paura di star bene, di scegliere e sbagliare. Mi sentivo esplodere. Piangere. Lì dove solo io potevo arrivare. In quel terreno vergine così nascosto e buio dentro me, in cui una volta fatta luce sapevo di non poter più tornare indietro. Ed era rischioso. Pieno di ostacoli. Cosa avrei trovato alla fine? Ma più scavavo in me, più mi struggevo pensando alle conseguenze. Non trovavo mai risposte. Cadere. Giù, sempre più in basso. E’ stato straziante. Un’escalation illimitata e autodistruttiva ostacolata da incertezze che lasciavano spazio solo ad altre incertezze ben più grandi. Ma dove era importante e necessario sapersi muovere. Ed è così che son cresciuto. Così che ho imparato a capirmi e ritrovarmi di volta in volta. Anche quando pensavo che per me non c’erano più alternative. Personalmente non sono mai stato una persona superficiale. E se la pubertà è di per sé un periodo difficile, per me lo è stato il doppio proprio per questo motivo. Le persone superficiali non entrano mai dentro se stesse, ma non vivono neanche bene, non valorizzano la gamma delle loro possibilità. Credono di vivere bene, perché vivono al basso, nel senso che c’è poca sofferenza in chi poco pretende. Finzione. Una via d’uscita talvolta obbligata. Costantemente attori di un’improvvisazione teatrale la cui trama però non è mai la propria, ma sempre quella degli altri. Spettatori la gente insipiente pronta a giudicarti o a provare pena guardandoti come fossi un malato. E’ questa la sensazione. Ma si può davvero vivere tutta la vita così? Testa bassa, sorrisi forzati e gratuiti cliché. Pronti a mettere da parte il proprio ego senza motivo e soffocarlo nel mortale silenzio semmai saltasse fuori. Star bene rinchiusi solo nel proprio mondo, incantato. Un proprio mondo. Fittizio ma ideale. Dove vige l’amore e nient’altro perché ogni cosa ne è solo la sua conseguenza. Dove è la purezza delle emozioni ad emergere prima del pregiudizio. Dove il concetto di normalità è del tutto astratto, relativo e soggettivo. Dove la classe politica non è succube, genuflessa e prostrata ai voleri dello Stato teocratico Vaticano. Dove la propria libertà finisce solo nel punto in cui inizia quella degli altri. Un mondo in cui l’ignoranza non offusca le menti. Dove sono le piccole cose a rendere speciale la vita. Dove il sole brilla davvero per tutti. E nessuno deve nascondersi. Nessuno deve reprimersi. Infondo siamo tutti fatti della stessa sostanza dei sogni. E ahimè, io non sarò mai Shakspeare, ma sono autentico… e l’ora dei preamboli è finita… questa è la mia vita. TrackbacksThe trackback URL for this entry is: http://liucast.spaces.live.com/blog/cns!BBC18D2C0A71FF43!6908.trak Weblogs that reference this entry
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